Dawn McCarthy, la donna celata dietro l’aka Faun Fables, arriva a New York City e coltiva una passione (letteralmente) sotterranea per le metropolitane. Così, nell’arco di praticamente dieci anni, scrive uno spettacolo teatrale ispirato semplicemente all’idea di una donna che viaggia ininterrottamente nella terra di mezzo futuristica per eccellenza, il luogo di transito in cui gli sguardi e le anime si incontrano per pochi minuti nel sottosuolo - la subway, la underground. E nel farlo vagheggia un sistema di treni e binari che si estende non solo in una città, ma nel mondo intero.
The Transit Rider è dunque un “work in progress” che in qualche modo trova una forma definitiva su disco come controparte musicale di un intreccio fantastico. È una colonna sonora a tutti gli effetti, anzi: dal 2002 lo show è in atto da qualche parte nella città delle città, finché nel 2006 non prende corpo unitario. Dei tanti registri che il musical (di quello si tratta) avrebbe potuto scegliere, la decisione di Dawn cade sull’avant folk, di cui la sua one-woman band si è effettivamente nutrita negli anni in cui si è occupata di stabilire un territorio di influenze, a sua volta concretizzato nei tre lavori precedenti (tra cui il più celebre è il Family Album). La miscela operettistica si arrampica sulle rocce scogliose di una dissonanza e di una melodia ottenute tanto attraverso un enorme ricorso alla versatilità vocale quanto mediante effetti (di scena) e strumenti più classici, come le chitarre acustiche o i pianoforti. Pure coadiuvata da una serie di nomi poco noti, la musica della McCarthy, arty com’è, resta piuttosto intima: The Transit Rider, con i suoi numerosi controcanti maschili, i suoi sussurri e le sue grida è un’opera corale che prende le fila dalla fantasia di una donna sola, la protagonista della piccola opera in questione.
Femminile, dunque, ed in qualche modo ispirata - specie nel bel pezzo per flauti Earth’s Kiss, in cui quasi verrebbe da paragonarla ad una Josephine Foster o ad una Marissa Nadler - è difficile giudicare il suo lavoro. Sicuramente brava, sicuramente inventiva quantomeno nelle intenzioni performative, il suo quarto e più completo disco non lascia il segno nella veste esclusivamente musicale, ma c’è da aspettarsi che lo faccia in quella teatrale.
(6.0/10)
Scheda: Faun Fables
Pubblicazione: 01 Maggio 2006
File under: Folk
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