Recensione
Howls From The Hills Dead Meadow
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hard-psichedelia Voti redazione e staff

Dead Meadow

Howls From The Hills

Xemu

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I Dead Meadow sono ormai abbastanza stagionati, e non solo per la musica che fanno - sta per uscire il loro sesto album; ma per rivangare il concetto stanno ripubblicando sull’etichetta Xemu le loro prime uscite. Dopo la ristampa dell’esordio Self Titled, ci ripropongono ora anche il loro secondo lavoro, del 2001, originariamente uscito per la Toletta Records, dal titolo Howls From The Hills.

Come il disco precedente (del 2000), anche questo album è semplicemente riassumibile ricordando le origini dell’hard-rock. Le canzoni sono passi di pachiderma metallico, acido e lento (splendida la ballata con sitar The One I Don't Know), sudista e sudato, assolutamente tradizionali nella loro oscurità – e assimilabili al primo disco dei Black Sabbath (Dusty Nothing), più che alle evoluzioni involute e primitiviste del secondo. Ma non tutto il vecchio è da buttare, come ci hanno spiegato, tra gli altri, i Brian Jonestown Massacre. Certo, questi ultimi puntavano sulla combinazione, non proprio sul mimetismo. E bisogna sapersi destreggiare, con la tradizione (ci sanno fare benissimo con il nervosismo del guitar-solo di The White Worm), sennò si diventa ridicoli. Proprio la chitarra – elemento ovviamente centrale in un disco come questo – riesce a non essere servile al genere per cui è predisposta (One And Old), in un modo similmente convincente ai revivalismi di Acid Mother Temple.

Se volete farvi tre quarti d’ora da diabolici fine Sessanta, quindi, con questi ragazzi l’esperimento riuscirà. Se poi amate i cortocircuiti tecnologici, infilando il cd in un pc, vi potrete vedere il video di una loro performance piuttosto grezza (e per questo spesso interessante) nel 2000. Non vedrete sporchi capelloni dark-freak, ma ragazzi giovanissimi.

(6.5/10)

Scheda: Dead Meadow

Pubblicazione: 01 Maggio 2007

File under: hard-psichedelia

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