Recensione
Mr. Boy Dog Cerberus Shoal
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avant-rock Voti redazione e staff

Cerberus Shoal

Mr. Boy Dog

Temporary Residence

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Mr. Boy Dog è un magistrale doppio che riassume il caleidoscopico percorso artistico degli Shoal, esemplificandolo in circoscritte microelezioni, come le pillole di tecnica chitarristica (Frank Zappa) in Stumblin' Block, sassofonistica (Albert Ayler), minimalistica (Terry Riley) in Nataraja, attraverso patterns world (Camel Bell) estranianti ma tradizionali per una band che torna a guardare al passato.

Sciarade soniche e vociaschi paradossali dissuonano tra fanfare, organi ed orgasmi sciamanici. Bellissimo. Non un’antologia per ricordare, ma per ricominciare. Il loro secondo capolavoro: un ricettario che proviene da una silenziosa tensione mistica che aleggia nella matrice panteista dello stile di vita dei singoli membri della band.

Il soffio della tromba in funzione mitopoietica, vellutata e conturbante, avvolgente e misteriosa, che si estingue dolcemente tra le pieghe della mutezza, della fine (Unmarked Boxes) è il controfattuale dell o stato di grazia, testimoniato dall’accatastarsi d’idee e dal proliferare di temi assai variopinti, una tavolozza d’opzioni ed una varietà di temi, tra ambient e trash, mediati da lirismo floydiano e cerebralità phishiana, condita di stranezze cui, certo, la band ci aveva abituato, ma segretamente ed insospettabilmente avveduta, rivitalizzate e rimodulate nello stle classico/moderno del folk-jazz strampalato e maledettamente intrigante.

In An Egypt That Does Not Exist deflagra, infine, la straordinaria versatilità del gruppo, che si espone con un’erosiva ed ipnotica quadratura polivocale, annodata ad un flebile flauto e a drones alla Angel’s Egg, sebbene, il lettore ci perdoni, c’eravamo dimenticati di segnalarlo, la creatività aliena e la curiosità deviata del menestrello David Allen informa fin dagli esordi la filosofia musicale dei nostri.

(8.3/10)

Scheda: Cerberus Shoal

Pubblicazione: 01 Marzo 2002

File under: avant-rock

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Antonio Amodei

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