Indie pop, psichedelia, glam, free, freak, prog… se gli ingredienti sono questi, e il gruppo in questione proviene dall’Oklahoma, il paragone con i Flaming Lips diventa d’obbligo (e forse d’impiccio).
È la Misra Records di Austin, Texas (Destroyer, The Mendoza Line e Centro-matic) a farsi carico di produrne l’esordio e loro sono gli “evangelici”, apocrifo combo caleidoscopico con appena un anno di vita ma già devoto a una perenne sospensione in movimento tra un pedale del distorsore ben dosato e sintetizzatori svolazzanti.
La strada forse è quella giusta: il fare paradisiaco-cinematico degli ultimi Lips (con tanto di giochi stereofonici e sui nastri) e quello più caciarone dei primi, cerca nuovi equilibri in una pastiera psichedelicamente pop affogata tra le nuvole. Ne sono due begli esempi le funamboliche Another Day (la più spinta del lotto, tra scorribande chitarristiche e rilasci al sintetizzatore, continui strappi ritmici, frullato di stili per una melodia a ricordare i Kinks più estatici) e Hello Jenn, I’m A Mess (apertura space-jazz-rock per distensioni in odor di Animal Collective), due brani caratterizzati da attitudine prog e leggerezza infantile, ma anche le uscite a piede libero nei territori di certo pop smithsiano ai Caraibi (Here Comes Trouble), ballate esotiche (Headache), e rincorse di soundtrack à la Architecture in Helsinki (Going Down) sorprendono per ispirazione.
È presto per parlare di uno score pieno: come accade in ogni opera prima che si rispetti, il gruppo tende spesso a disperdere le proprie energie all’inseguimento di amori vicini e lontani. Accade un po’ ovunque, specialmente nello sketch di Into The Woods (per elettroniche e xilofoni), per strade completamente diverse, nel glam baraccone di What An Actress Dows Best e nell’intimismo della finale The Water Is Warm, tra Thom Yorke e Bing Crosby.
File under nuove promesse da tenere d’occhio (nonostante agende già forse affollatissime).
(6.7/10)
Scheda: Evangelicals
Pubblicazione: 01 Giugno 2006
File under: Indie Pop
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