A volte ci sono dischi che non chiedono altro che scivolare indisturbati sottopelle, quasi senza accorgersi, senza alcuna pretesa. Il settimo lavoro di Destroyer, ragione sociale sotto cui si cela il canadese Dan Bejar (già nei New Pornographers, anche se è in giro da una decina d’anni), appartiene a quella particolare schiera di album che, giusto il tempo di un ascolto, si ha l’impressione che siano stati sempre lì, ad aspettare, in barba a congiunture spazio-temporali di sorta.
Questo non tanto - non solo - per il fortissimo ascendente Dylan delle liriche e del canto torrenziale e visionario, neanche per la patina romantico-nostalgica à la Bowie glam che ricopre il tutto, neppure per quel piglio ironico e freakedelico degno di un Robyn Hitchcock o di un ritrovato Roy Harper. Per quanto suoni retorico, colpisce la naturalezza con cui le canzoni di questo Rubies arrivano alle orecchie, vuoi per il songwriting ispirato di Bejar, cantautore di razza, squisitamente citazionista e sornione (vedi come A Dangerous Woman Up To A Point pare una Coney Island Baby aggiornata e rivisitata, o Sick Priest Learns To Last Forever una Down By The River trascinata sui solchi di Aladdin Sane), vuoi per una veste sonora amabilmente rètro (la decadenza un po’ Pulp un po’ Cockney Rebel di Looters’ Follies), che si incarna in un folk dalle tinte ora più rock (la debordante title track), ora pop (Your Blood, Painter In Your Pocket), talvolta indie (i ghiribizzi Pixies / Pavement di 3000 Flowers), senza negarsi aperture melodiche ariose (Watercolours Into The Ocean, European Oils).
Insomma, uno di quei dischi che, fosse uscito una trentina buona d’anni fa, invidieremmo ai tempi d’oro, magari maledicendo il grigio e piatto presente, da irriducibili – e barbosi - passatisti. E invece, che bello, Rubies è targato 2006. Semplicemente prezioso.
(7.3/10)
Scheda: Destroyer
Pubblicazione: 01 Febbraio 2006
File under: Folk
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