Recensione
Paraport Bertram Denzel
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Elettronica Voti redazione e staff

Bertram Denzel

Paraport

City Centre Offices

Sono passati cinque anni da Time Is A Good Thing, ma il rigore di Bertram Denzel e Erik Huhn è rimasto intatto, come pure l’imperturbabile metodo made in Deutschland. Proprio come ai bei vecchi tempi con i To Rococo Rot (realtà di cui facevano parte in principio), i due compongono brevi bozzetti dal corpus sonico inconfondibile, tant’è che Paraport potrebbe rappresentare un buon bignami del paradigma elettronico ambientale degli ultimi anni. Si diceva del metodo: alcuni strumenti suonati in studio (chitarre, tastiere, basso) vengono successivamente decostruiti e messi in loop assieme a sample concreti. La circolarità delle note e l’uso calibrato del disturbo trovano così un output privilegiato nella musica per film immaginari di Eno (Paraport, NDR) e nell’architettura (forse il miglior paragone per questa musica, dai tempi dei To Rococo e Autechre).

Aspetti fondanti che aprono a scenari psicologici sottili e/o a fotografie paesaggistiche contemporanee tra metallo e aria, cemento e vetro. Tratti visivi derivanti da trame sonore, ovvero lucide ipnosi indotte dalla ripetizione e dall’avvicendamento tra l’esperienza acustica (meglio la sua segmentazione, apparizione, sparizione) e quella sintetica ambientale (il glitch, il fruscio). Altro aspetto: la minimal techno, anch’essa decostruita e incanalata in fitte texture per un discorso più secco e monocromatico (e da qui accidentalmente ascetico se vogliamo). Due faccie di una medesima medaglia di metallo solido da parte di ottimi artigiani. Gente accorta che in questi anni ha lavorato incessantemente in varie sonorizzazioni filmiche e che qui dà buona prova di gusto e eleganza (un esempio per tutti, l’appeal à la Tour De France di Treibel).

I contro tuttavia non mancano: il lavoro sposta di poco le intuizioni maturate ai tempi dei To Rococo Rot, e tanta bontà può apparire anche come uno standard acquisito. In sostanza, se non mancano diverse buone ragioni per esaltare Fennesz e Jelinek, altrettanto non può dirsi per Denzel e Huhn. Loro lo sanno. Ed è un peccato di coerenza.

(6.5/10)

Scheda: Bertram Denzel

Pubblicazione: 01 Gennaio 2007

File under: Elettronica

Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

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