Recensione
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Genere

Raw Pop

Data di uscita

Marzo 2006

Pubblicazione

01 Marzo 2006

Casiotone For The Painfully Alone

Etiquette

Tomlab DE

Un anno fa Owen Ashworth ce lo aveva anticipato: la strumentazione del lavoro successivo sarebbe stata ampliata e così la spartana one man band degli esordi si trasforma in un piccolo ensemble, comprendente piano, organi, archi, flauti, pedal steels, batterie, drum machine e sintetizzatori digitali.

La sfida è di quelle decisive: accompagnato dalle voci femminili di Katy Davidson (Dear Nora), Sam Mickens (Dead Science) e Jenn Herbinson (unamica di lunga data, addetta pure al merchandising della band) in quattro brani, nonché da Jherek Bischoff (Dead Science, Degenerate Art Ensemble) e Jason Quever Papercuts in qualità di tecnici del suono e produttori, la sigla Casiotone For The Painfully Alone è definitivamente il progetto allargato del musicista.

Etiquette non abbandona gli smalti essenziali delle origini né lascia da parte la filosofia dell’onestà, piuttosto l’aggiorna alle sfide attuali, perché le cose cambiano e il coraggio aumenta, lo spirito cresce e con esso le sfumature utilizzate per imprimerlo nell’arte.

L’attacco di New Year’s Kiss - base hip hop e accompagnamento al piano - affonda nel petto della tradizione del cantautorato americano, il crooning di un cantante adulto perfettamente a suo agio nel proprio ruolo e c’è da rimanere a bocca aperta: le strofe sono memorabili (quel “wake up with fingers crossed” è ‘già da diario), il timbro di voce scafato e profondo, quasi da non riconoscerlo. La magia si replica nell’altrettanto sobria e agrodolce Cold White Christmas per poi sfociare nella migliore del lotto che risponde al nome di Bobby Malone Moves Home, un’asciutta fotografia familiare giusto a metà tra una ballata di Lennon e una di Springsteen. E con tanto classicismo e confronto sul terreno dei Grandi, non manca neppure un solitario omaggio a Tom Waits in Don’t They Have Payphones Wherever You Were Last Night, tra lampioni dalla luce giallognola e rasposi umori da post sbronza.

Etiquette non è tuttavia una raccolta di ballate, una buona metà dei brani è costituita da versioni maggiormente prodotte di gag sonore appartenenti al passato del musicista, con la differenza che spesso sono le compagne di viaggio a interpretarle. Nel caso del sipario di Holly Hobby (Version), e nella posa infantile di Scattered Pearls (...con quelle tastierine e drum machine anni ’80), l’aggancio è con il miglior Stephin Merritt degli esordi, ma anche qui la peculiare attitudine videoludica è quella del Nostro, rientrando così in una coerente visione musicale in parte adulta e drammatica, e in parte sbarazzina e agrodolce.

L’unico brano fuori dal mucchio è rappresentato proprio dal singolo Young Shilds, che tra smalti dark-pop anni ’80 e un crooning Leonard Cohen (passato via Chris Rea) non introduce a dovere un lavoro giocato su splendide ballate, piacevoli inframmezzi e sinceri slanci poetici adolescenziali scritti da un giovane che non c’è più…con nostro sommo apprezzamento.

(7.2/10)

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)