Recensione
Fox Confessor Brings The Flood Neko Case
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Folk Pop Voti redazione e staff

Neko Case

Fox Confessor Brings The Flood

ANTI-

Credevo che tanta voce meritasse un disco eclatante. Del tipo che poi nessuno può tirarsi indietro, e farci i conti per forza, con Neko Case. La lettura degli ospiti sollevava ulteriormente le aspettative: Burns e Convertino dei Calexico, il loro vecchio sodale Howe Gelb, un pezzo di storia come Garth Hudson. Invece, il quarto disco solista per la bella cantante di Vancouver sembra nicchiare, ritrarsi. Mette in fila ballate a metà tra l'addomesticato e l'insidioso, cuce trame melodicamente irreprensibili però neanche memorabili. E forse, forse, fa la cosa giusta. Infatti, se gli archi vengono spesi con preciso senso narrativo, se le tastiere pennellano colori dolciastri e aciduli, se le chitarre sono screzi ruvidi e folate argentine, e se infine la batteria possiede una fragrante, franca fisicità, in prima linea c'è comunque il canto, ingrediente principale di un impasto languido e irrequieto, inafferrabile e sottilmente letale. Sì, questo disco fa la cosa giusta, perché fida nelle possibilità della voce, di quella incredibile voce. La lascia al centro della scena, dove può giocare appieno il suo gioco di spazi spalancati tra nostalgie e segreti, di subbugli covati nel cuore. E' un mistero, la voce di Neko Case. Di velluto blu e carne sussurrata. Quel farsi carico di modi country, RnB, doo-wop, psichedelia e popedelica. Squarcio aperto lungo decenni di musica popular americana, camera oscura piena di riverberi, d'illusioni e incanti, di asfalto a perdifiato, di frontiere spostate fino alla luna, se è il caso. Cullando il cadaverino ancora caldo del Sogno Americano, quasi sperasse in un risveglio miracoloso. Come - appunto - in sogno.

A tal proposito, non sembra proprio un caso il basso à la Twin Peaks in Star Witness (sorta di Nora Jones meets Calexico tra organi, archi e chitarre luccicose) e in At Last (breve, risoluta melodia per voce e chitarrina). Così come sembrano rispondere ad una precisa strategia quei jingle jangle incastrati in un tex-mex marionettistico (nel romanticismo sabbioso di Hold On, Hold On) e quei ciondolamenti country in bilico su ebbrezze rag (le slide luccicose e i derapage del piano in Margaret vs.Pauline). Sono un ventre, queste canzoni, che cova generazioni di fantasmi e malie, i mille rivoli di una tradizione ormai spettrale. Tra carnalità e devozione, Neko riesuma trepidazioni folk dal sapore quasi buckleyano (Dirty Knife), cavalca inquietudini Gelb/Parish (la title track) stemperandole con languore Smiths (That Teenage Feeling), striglia il proprio pony preferito con misurato trasporto (John Saw That Number) salvo poi mollare le briglie, lasciarsi andare a vocalizzi che s'incrinano come uno specchio (Maybe Sparrow). Dispute dal sapore antico tra innocenza e malvagità, tra speranza e tragedia, gli arcaici affanni del cuore. Con un retrogusto di dolciastra agonia, di tramonto irreversibile. Un po', se vogliamo, come ha fatto e continua a fare il buon Grant Lee Phillips, sotto molti punti di vista contraltare mascolino della Case. Senza troppo clamore: giusto così.

(6.9/10)

Scheda: Neko Case

Pubblicazione: 01 Marzo 2006

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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