Recensione
The Tigers Have Spoken Neko Case
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Folk Pop Voti redazione e staff

Neko Case

The Tigers Have Spoken

ANTI-

Nuovo album per Neko Case, talentuosa vocalist per Sadies, New Pornographers e in solitario, nonché - ciò che non guasta affatto - notevole tocco di ragazza, d'una bellezza travolgente e desueta. Trattasi di un disco live, perciò riepilogativo e interlocutorio assieme, proponendo solo due pezzi nuovi su complessivi undici, di cui due traditional e quattro cover.

Ma ugualmente è un lavoro opportuno, perché arriva come una risposta ad una domanda che covava inconfessata sotto l'amore sfrenato per la qui presente signorina: quant'è veritiero il prodigio di quella voce, quanto lavoro di studio può adombrare? Orbene, con tutta la prudenza del caso (non è detto che un disco live sia necessariamente genuino), questo The Tigers Have Spoken offre una strepitosa conferma del fulgido talento di Neko.

Perché la sua voce vi appare come una vena aperta di sangue dolce e avvelenato, come il presente intossicato dal passato, archetipo di femminino totale, materno e tragico, felino e dominante. E poi ancora (perdonatemi): ponte attraverso le nubi, eco insondabile d'immagini rifratte, balenate, soggiogate. Picchiata di sentimenti a squarciare il buio interstizio tra classico e obsoleto, tra circolo vizioso e cerchio magico. Gioco di sensualità differita, dissolta, assolta dalla e nella plasticità iridescente d'una forma solare e inafferrabile, terrena e spirituale.

Quel cavarsi di gola vocali dense e distese, quelle impennate come schiocchi di frusta, lo scatto breve travolgente imbizzarrito... Quello scomporsi e ricomporsi liquido, quel tendere alla propria forma come se fosse (lo è?) fine ultimo, funzione e azione espressiva: stamparsi cioè sulla sensibilità dell'ascoltatore come su uno schermo, ammasso di fonemi-corpo, sospeso quindi tra condizione materiale ed eterea, come un ectoplasma di suggestioni lontane e vicinissime, crash di emozioni intime e indotte.

Alla luce di cotanta malia, scorrono come splendidi pretesti il valzer brumoso tra melodramma e far west di Blacklisted, l'hilly billy insidioso e festaiolo di This Little Light, la mestizia country di Train From Kansas City (vecchio hit degli Shangri-Las), il disincantato incanto garage di Loretta (reperto bostoniano a firma Nervous Eaters), l'irrequieta rassegnazione valzer di Favorite e lo standard triste e arioso Wayfaring Stranger (registrato un po' live e un po' in studio).

E poi ancora il "country-comfort" di Soulful Shade Of Blue (luccichio di corde intrecciate, ululi dalle sabbie dorate) e il punto di fusione tra country e errebì di Rated X (a firma Loretta Lynn), quindi gli inediti If You Knew (sorta di melange REM/Calexico, desertico batticuore e pedal steel luminosa) e The Tigers Have Spoken (splendida mestizia folk trafitta d'irrequietezze R&B, con i Sadies a cucinare il drumming palpitante e baluginii tiepidi di corde).

E allora? Allora, oggi più che mai sono convinto che Neko Case sia una delle più attendibili testimoni della voce profonda di un'America equivoca ed equivocata, dispersa e irraggiungibile, sospesa, annidata nel proprio stesso sognarsi. Una magia che dovrebbe ripetersi, a quanto pare, la prossima primavera, con un album tutto nuovo. Bellissima notizia.

(7.4/10)

Scheda: Neko Case

Pubblicazione: 01 Novembre 2004

File under: Folk Pop

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