Recensione
Rubber Factory Black Keys
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Blues Rock Voti redazione e staff

Black Keys

Rubber Factory

Fat Possum

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Dire qualcosa di nuovo ma farlo con la voce di sempre – che è poi quella, meravigliosa, di Dan Auerbach: è di questo gravoso compito che i Black Keys caricano Rubber Factory, atteso seguito di Thickfreakness, album che ne ha sancito il successo di pubblico e che li ha catapultati sulle platee internazionali in modo quasi inaspettato.

Solidificare il suono Black Keys, renderlo inconfondibile marchio di fabbrica e al contempo aggiornarne i confini. Difficile, se si considera la missione dei Black Keys, masticatori -  in periodo di famelico e frettoloso usa e getta - dei tempi lunghi, lunghissimi del Delta sound: come ti spalmo un unico, interminabile blues refrain in canzoni e dischi sempre nuovi.

Cosa c’è di più lungo – e di più piacevole – del torpido ripetersi di When The Lights Go Out, brano che apre quasi controvoglia il disco, campione ideale del suono Black Keys consigliabile a chiunque si domandi di che musica stiamo parlando.
Il blues del periodo d’oro e il rock che in quegli stessi anni, dal blues, stava separandosi come per mitosi: sappiamo ormai di cos’è fatto il dna di Dan Auerbach e Patrick Carney. 10 A.M. Automatic è rock negro impastato a melma del Delta che trasmette scosse adrenaliniche all’ascoltatore; eseguita con piglio garage, lo fa bruciare dal desiderio di goderla live, sorseggiando whiskey.
Girls Is On My Mind e Stack Shot Billy rivelano come la scrittura del duo abbia ormai poco da invidiare a quella degli eroi cui continuano a tributare cover, quasi transfert di sofferto anacronismo (omaggiati, stavolta, il bluesman Robert Pete Williams con la sua Grown So Ugly e i Kinks di Act Nice And Gentle).

Un sapiente uso del fingerpicking rende The Lenghts una ballata soffusa e insolitamente raffinata, all’altezza della perfetta canzone americana Yo La Tengo; mentre la chitarra fuzz di Till I Get My Way non fa che rinfocolare il rimpianto di avere a che fare con l’ultimo, splendido, episodio di un album che pare costituire la summa del percorso artistico del duo di Akron. E che, per questo motivo, diventa il primo - il solo? - titolo a cui fare spazio in una discografia rock che si rispetti.

(7.3/10)

Scheda: Black Keys

Pubblicazione: 01 Settembre 2004

File under: Blues Rock

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Vincenzo Santarcangelo

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