I Beta Band alla ricerca del disco perfetto. Anzi, del perfetto disco Beta Band. Loro che inseguendo l’unica psichedelia ancora possibile hanno costruito quella che oggi possiamo definire una carriera di tutto rispetto. I Beta Band e il suono giocattolo, il suono icona di se stesso, colmo di rimandi fino ad esplodere eppure tenuto insieme con una flemma sciropposa. I Beta Band e i topos sonori anni ottanta, novanta, settanta. E sessanta. I Beta Band che cantano un disincanto hip-hop garrulo e affumicato. I Beta Band acidi rockettari, disarticolati riciclatori di pattume mnemonico. L’unica psichedelia “ancora” possibile è quella che si è divorata tutto e su tutto può spandere un sorriso compiacente, raccontare storie epiche ed instabili, minime e spaziali, allarmate e beffarde. E’ lo sguardo placido di chi non si stupisce più di stupire e plana sulle ulcere della meraviglia sparando intelligentissimi ordigni allucinogeni.
Un delirio pazzo ma pianificato, prevedibilmente efficace. Già, perché è tutto così nitido, definito, dislocato nella giusta posizione. Se è un merito - e non ne sono certo fino in fondo, beandomi ancor oggi tanto del sublime scazzo del The 3 Ep’s quanto del vagabondaggio stilistico dell’omonimo esordio – deve essere equamente ripartito con mister Nigel Godrich che ha remissato i nastri, spandendo su tutto lo smalto della sua inesorabile perizia. Alla luce di quanto detto, non deve stupire l’agilità con cui in Assessment i quattro buontemponi riciclano e trasfigurano un riff ipercinetico alla The Edge (quello di Pride? Uhmmmm…) mandandolo a schiantarsi contro un bailamme The Who prima e un’orgia d’ottoni poi. E neppure che calpestino con passo da astronauta ubriaco un giardino incantato Beach Boys nell’accorata Troubles o la disinvoltura con cui mandano in cortocircuito Stevie Wonder e i Gomez in Easy, e ancor di più i trapassi funky-electro in coagulazione trip-hop di Lion Thief. E infine – e soprattutto - la semplicità con cui indossano una febbrile allucinazione dance cibernetica + chitarre vaporizzate in Liquid Bird, mettendo il dito in una piaga assai simile a quella dei (grandi) Xiu Xiu. No, nessuna sorpresa, la versatilità dei Beta Band è ormai organica, il trasformismo/citazionismo sonico una calligrafia riconoscibilissima (per questo ad un tempo leziosa ed efficace), la perizia ormai inappuntabile. Il modo in cui giocano a sollecitare dopamina in Space (quel moog grasso e molleggiato, la fauna saltellante dei synth, quel tintinnare disarticolato, il dialogo a distanza di piano e chitarre e batteria con un piglio teatrale quasi Supertramp) e Space Beatle (soffici scenari pop a squarciare un gelido trip di metronomo) è inedito e familiare ad un tempo, sembra come arreso alla propria incapacità di stupire (ancora) ma consapevole del proprio potere (ancora) incantatorio. Prendete il RnB oppiaceo in guazzo folk-psych di Wonderful (pervaso di altri rigurgiti Beach Boys) o il funky-folk narcotizzato di Simple (suggellato da un’epica epifania d’archi), siamo sempre lì: gradevoli fino alla meraviglia, sofisticati, mesti e catchy, e pur sempre quel retrogusto d’accademia, quella strisciante arrendevolezza al clichè. Che forse solo la grazia immalinconita della conclusiva Pure For riesce ad ovviare, con la sua impertinenza dissimulata, la sua acidità a basso dosaggio, il suo cuore (di plastilina) in mano. Succede insomma quello che ci si poteva attendere in risposta alle più rosee previsioni: un disco (ancora) ispirato per una band non (ancora) stanca malgrado abbia pressoché esaurito le potenzialità incendiarie.
Un disco sorprendente benché non sia più in grado di stupire davvero, nel quale The Beta Band - riflettendo il e sul proprio e altrui passato - scopre di possedere il passepartout di un immaginario ammaliante, di cui semplicemente apre dodici stanze, le arieggia, ce le mostra, ci fa accomodare. Soltanto questo. Non è poco, anzi è molto. E comunque sempre meglio di tanto revanscismo psichedelico così in voga, vecchio come il giornale di ieri.
Nell'estate del 2004 la Beta Band si è sciolta, apparentemente per gli scarsi riscontri commerciali di Heroes to Zeros. I musicisti hanno dichiarato che lo split è stato amichevole, e che probabilmente continueranno separatamente a fare musica attraverso due progetti differenti (19/10/04)
(6.8/10)
Scheda: Beta Band
Pubblicazione: 01 Aprile 2004
File under: Indie Pop
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