Recensione
Quicken The Heart Maxïmo Park
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wave, indie rock Voti redazione e staff

Maxïmo Park

Quicken The Heart

Warp Records

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Ricapitoliamo un attimo, tanto per chiarirci le idee: con il primo disco era stato inviato un biglietto da visita forse non del tutto convincente, ma con i suoi argomenti (Apply Some Pressure e Going Missing); con il secondo si era lavorato ancora più su personalità e forma, finendo per convertire gli scettici e consacrare al pubblico un piccolo fenomeno indie, più che degno della nicchia ritagliatasi. Per questo adesso ci troviamo di fronte al dilemma: che fare di questo terzo Maxïmo Park?

Quicken The Heart potrebbe benissimo smarcarsi dalla domanda, se soltanto avesse argomenti convincenti - personalità e forma sono rimaste, ma non bastano. In altre parole, signori, qui latitano le canzoni; ovvero la materia prima di gente che mostra ambizioni larghe come quelle di Paul Smith e compagni. Che dalla loro hanno preferito puntare tutto sull’attitudine, senza spostare le proprie coordinate di una virgola (dal post-punk si è leggermente avanzato verso gli eighties, uno scarto non così percettibile) ma sparando in faccia le loro cartucce più appariscenti, dall’irruenza morrisseyana del vocalist, che riempie tutti gli spazi possibili sconfinando nella prosopopea, alla prepotenza delle chitarre, che spesso predominano sui synth… e a farsi benedire le sfumature. Allora l’obiettivo non è l’ascolto, verrebbe da pensare, ma il palco: in fondo è lì, e non nei negozi di dischi, che si cementa ancora di più il culto. Peccato, ché il gothic d’annata di Penultimate Church, la power ballad Under A Cloud Of Mystery e le emotive trame indie pop ‘80 di I Haven’t Seen Her In Ages avrebbero meritato un contesto migliore.

(5.5/10)

Scheda: Maxïmo Park

Pubblicazione: 15 Maggio 2009

File under: wave, indie rock

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2009)

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