Sono veronesi, ma parte della loro esperienza è legata a Bologna, città cardine nel panorama del post rock italiano. Dopo dieci anni trascorsi nella penombra di un esordio che tardava ad arrivare, i My Own Parasite possono venire allo scoperto e guardare la luce con un consistente bagaglio di esperienze e un disco già maturo. I dieci anni di gestazione tengono I am strettamente legato al post-rock degli ormai quasi archiviati anni ’90, senza con ciò compromettere la complessiva freschezza delle dieci tracce. Il marchio di Slint e Motorpsycho è indelebile e inconfondibile, ma rappresenta solo la cornice di un quadro di influenze molto ampio che arriva fino alla psichedelia di stampo seventies e alla dark wave.
La divisione dei brani in due “side”, oltre ad essere un esplicito riferimento all’ormai quasi archeologico vinile, accosta due programmi musicali speculari che dipingono due diversi volti dei My Own Parasite. Nella “prima facciata” prevale un approccio noise molto particolare, a tratti lento ed ipnotico (I Support The Platform!, Kafka), altre volte nervoso e metallico (Seven, Superman). La parte centrale (An Echo), spazio aperto a sperimentazioni elettroniche e campionamenti, si pone, anche musicalmente, al centro del primo blocco di brani, a testimonianza di un gusto per una simmetria non solo alfanumerica (A/B; 5/5), ma anche formale (fase strutturata/forma libera/fase strutturata, come nel caso dell’ordine dei brani della prima parte).
La seconda parte si scrolla di dosso con tranquillità i riff graffianti e i rumorismi per mostrare la “dark side” del “parassita”. Le luci si fanno più scure, il tempo si dilata e il sound diventa più rilassato e ipnotico. God-me è trascinante nel suo languore, mentre in Pleroma (in due parti) la forma si libera e le idee musicali si sparpagliano a piacimento per dieci minuti. Il colpo di coda in puro stile post-rock di Killer Elite, mi piace vederlo come un episodio di richiamo al principio dell’album, che conferirebbe circolarità alla simmetria più o meno intenzionale che struttura I Am. L’inclusione nel cd del video di God-me, diretto dal giovane regista indipendente Toni D’Angelo (allievo di Abel Ferrara), è una piccola testimonianza del grande interesse che i quattro veronesi manifestano per la combinazione di suono e immagine e dell’ormai consolidata collaborazione con il regista romano, che già in precedenza aveva utilizzato musiche loro per alcuni suoi cortometraggi.
(7.5/10)
Scheda: My Own Parasite
Pubblicazione: 01 Ottobre 2004
File under: post rock
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