Recensione
The Flying Club Cup Beirut
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Balcanic Folk Voti redazione e staff

Beirut

The Flying Club Cup

Ba-Da-Bing

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Per accompagnare il nuovo lavoro, Zach Condon e la sua band da strada “allargata”, hanno girato per New York una serie di videoclip rigorosamente homemade. Pare che lo scopo sia quello di filmarne uno per ogni canzone e attualmente quelli disponibili sono stati raccolti in un sito dedicato (http://flyingclubcup.com/). Il nodo della faccenda è tutto qui, da quelle parti è racchiusa la bontà del progetto Beirut, la sua peculiare variante rispetto ai lavori dei capofila del movimento quali Jeremy Burns e (a lato) Matt Elliott, la fascinosa sensibilità pop che lo contraddistingue, l’attitudine apolide/stradaiola che lo alimenta.

Girato a Brooklyn, è probabilmente Nantes il clip a spiccare per resa acustica e visiva: Zach scende le scale d’emergenza di una palazzina industriale intonando una ballata nello stile del Patrick Wolf più dolente e intimista. Piano dopo piano, passo dopo passo, la canzone incontra i suoi musicisti diventando sempre più corposa. Prima chitarra e violino, poi il trio di fiati, infine la fisarmonica e la batteria. Fantastico. C’è tutto l’afflato live che ci vuole e la performance di Condon è semplicemente magnifica. Impariamo che di Nantes c’è una take precedente per nulla marziale e su disco ce n’è un’altra ancora diversa con una pianola reggae style, un andamento più lineare (batteria schematica, la tromba in docile contrappunto) e una sezione d’ottoni più composta. The Penality (e gli altri video) confermano:è come se in studio tutto si fosse raffreddato - o peggio - i brani si assomigliassero. In quest’ultimo video, catturato in un parcheggio (in presa diretta più che mai), voce e ukulele in solitaria per il prodigio e l’ensemble da strada in accompagnamento bandistico. Tutti in passeggiata con l’audio che va e viene, ma la vibrazione è papabile. È come essere li con lui. La canzone è viva. Su disco, la base s’è trasformata in un valzer e di valzer ce ne sono poi tantissimi altri, tutti un po’ imbrigliati. C’è il rischio che Flying Cup annoi gli scafati mediterranisti frustrando proprio l’appetito live che da sempre li contraddistingue.

D’altro canto, è innegabile che a favore delle tracce in studio c’è il bel lavoro d’archi di Owen Pallett (Final Fantasy), generalmente presente a mo’ di valore aggiunto (l’attacco di In The Mausoluem, ) ma dominante in Un Dernier Verre (Pour La Route), una traccia su base jazzy dal fascino chanson sublimata dall’orchestrazione. E poi c’è la qualità della scrittura: Zach ha dichiarato di aver ascoltato un sacco di Brel e canzone francese prima di comporre il disco, come del resto i Flying Cab sono i palloni aerostatici all’internazionale di Parigi degli anni ’10 che il Nostro aveva visto in foto. Non aspettatevi cose tipo Ne me quitte pas (la sensibilità passa comunque attraverso Wolf o Wainwright) ma belle epopee corali/tascabili quelle sì. Intelligente poi lo spostamento verso Ovest con le emblematiche Forks and Knives e St. Apollonia a preferire fisarmonica e xilofono alla tracotanza dei fiati. Fatevi i vostri conti e se avete pochi soldi spendeteli al concerto. Condon comunque è un grande.

(7.0/10)

Scheda: Beirut

Pubblicazione: 01 Ottobre 2007

File under: Balcanic Folk

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

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