Recensione
Gulag Orkestar Beirut
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Balcanic Folk Voti redazione e staff

Beirut

Gulag Orkestar

Ba-Da-Bing

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Fanfare e walzer, pop ed epopee zigane. Questi i tratti di Beirut, progetto “balcanico” e “aperto” del diciannovenne Zach Condon, un ragazzo di Albuquerque combattuto tra un IO A Hawk And A Hacksaw, un ES Rufus Wainwright e un SUPER IO Morrissey. E cosa potrà venir fuori da un pasticcio critico musicologico come questo? Un album dagli smalti melanconici, in perenne contrasto tra la corporeità degli arrangiamenti e la caducità delle cose, dai profumi mediterranei, dall’afflato pop e dai richiami rétro. Non un lavoro intellettuale dunque, piuttosto un’estetica stradaiola e sognatrice, figlia di un musicista cresciuto con i traditional della terra natale e l’amore per la malinconia smithsiana.

A supervisionare il progetto troviamo il già noto Jeremy Barnes (A Hack And A Hacksaw appunto, e prima Neutral Milk Hotel) e la sodale Heather Trost, gli elementi chiave che portano la crisalide Beirut a sbocciare in farfalla.

Gulag Orkestar è un piccolo gioiello di una banda di paese esteuropea, che pensa a un romanticismo e a un dolore più universali: tante trombe, fisarmoniche, percussioni arabe per raccontarlo. Saghe nomadi come Brandenburg e la bella Postcards From Italy (che fa pensare a Morrissey), fanfare come Bratislava, e strazianti ma necessari walzer come Prenzlaurberg (immaginate dei Calexico balcanici con Wainwright al canto…), oppure romantiche ballate folk (The Bunker)o il synth pop dei campi magnetici di Stephin Merritt (Scenic World e After The Curtain, già da top ten nei blog indie-pop oriented di mezzo mondo) sono tutte tappe di un validissimo esordio che forse presenta una scrittura un po’ acerba, ma ricompensa con un’estasi di pani e terre dal sicuro appea

(7.0/10)

Scheda: Beirut

Pubblicazione: 01 Maggio 2006

File under: Balcanic Folk

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)

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