Recensione
Have You Fed The Fish? Badly Drawn Boy
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Pop Voti redazione e staff

Badly Drawn Boy

Have You Fed The Fish?

XL

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Spiazzato e incantato dallo stupendo About A Boy - di gran lunga più compiuto ed espressivo dell'omonima pellicola per cui è stato composto - attendevo la seconda prova "ufficiale" di Mr. Damon "disegnato male" Gough con una certa impazienza. Per amore di paradosso, il tocco poetico di BDB - opalescente, svagato e tenerone - è sembrato giovarsi degli steccati formali imposti dalle regole della soundtrack (scavalcati e aggirati con levità straordinaria), salvo poi impantanarsi nel plot da egli stesso concepito (il gap tra aspirazioni e realtà, tra desideri e vita familiare, tra sogno e vita) per questo Have You Fed The Fish?, alternando con piglio forzoso umori e ambientazioni fin troppo diversi (tanto per dire, dal RnB quasi funky di Using Our Feet al rockaccio umorale di Born Again, passando dall'impalpabile intermezzo di Centrepeace), consegnandoci così un album stuzzicante, ma slegato, patchwork di appunti intriganti, assemblati in un canovaccio poco plausibile e coeso. Alla fine un mezzo pasticcio, un lavoro decisamente irrisolto. E pensare che prima la follia frizzante di Coming In To Land e poi il dolceagro dipanarsi della title track (sorta di enfatica ouverture tra Broadway ed Elton John, attraversata da strani disturbi e inquiete increspature di chitarra) facevano ben sperare. Poi però il filo pare perdersi, sfibrato da una sorta di horror vacui produttivo che cuce e riempie ossessivamente ogni strappo, ogni cedimento, ogni pertugio, soffocando i buoni propositi e le gustose intuizioni che pure ci sono (eccome se ci sono). Vedi la peraltro trepidante You Were Right, che disperde in lungaggini eccessive un capitale melodico non da poco, senza riuscire a far sposare il crudo mulinare di corde con l'enfatica scivolosità degli archi; oppure la conclusiva Bedside Story, decisamente sovrarrangiata (archi sfilettati, piano alla Eels, emulsioni cosmiche di synth, gocce di finto vibrafono e chitarra scabra) rispetto alla piattezza dell'incedere; o infine l'insulsa innocuità di What Is It Now?, forse inclusa in scaletta per esigenze narrative, altrimenti non si spiega. Va da sé che il talento è una bestia dura ad arrendersi, e infatti capitano momenti di pura soddisfazione: a How?, posta non a caso al centro del disco, non manca davvero nulla, dalla splendida malinconia dei versi a cavallo di un tiepido tre quarti, al decollo fuzzy del bridge in un due quarti stringente, con trombe e archi a disegnare faville per poi finire sbuffando speranza come un robusto mantice psych. Il resto si difende benino, forte della vitalità e della simpatia disarmante del Nostro, coniugando immaginari XTC a trepidi groove soul (The Further I Slide), marce bislacche e piglio country (40 Days, 40 Night), folk, RnB e disco music (All Possibilities), psichedelia sorniona, piacionismo esotico e scazzonismo vaudeville (Tickets To What You Need) senza colpo ferire, intrattenendoci con l'arrendevole sfacciataggine e la delicata follia di un poeta del disagio (quotidiano). Chissà, forse domani ce lo ricorderemo come l'episodio minore di una mirabile carriera. Intanto rimane un disco (solo) abbastanza ascoltabile. Però, che peccato.

(6.1/10)

Scheda: Badly Drawn Boy

Pubblicazione: 01 Novembre 2004

File under: Pop

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