Se The Hour Of Bewilderbeast rappresentò, a detta dell'autore, un "classic piece of work", una raccolta di diciotto tracce fuori dal tempo, proprio quella testarda ricerca di genuinità e perizia, esposta in una varietà di stili, ne costituì un velato tallone d'Achille. La stessa funambolicità ritroviamo in About a Boy, con l'importante differenza che la colonna sonora in questione segue un canovaccio preciso che si propone di tradurre un'interazione particolare: quella tra un ragazzo emarginato e un Peter Pan viziato di 38 anni.
Affidatogli il compito di musicare il lungometraggio basato sul romanzo di Nick Hornby, BDB decide di affidarsi alla produzione di Tom Rothrock (Eliott Smith, Beck) e focalizzare la propria creatività giocandosi la carta che meglio conosce: la leggerezza. Aspetto che costituirà il tratto distintivo di questo lavoro, immagine che contraddistinguerà il disegno complessivo: un buffo ritratto della giovinezza nel bene e nel male, nella gioia ludica e nella solitudine dell’abbandono, senza tempo e senza età. Sagome ben contornate e tanti colori vivi, strati e strati che sfumano l’uno nell’altro, delicate pennellate buttate giù come se i personaggi, l’ambiente fossero chiari fin dall’inizio: tali sono le canzoni di quest'album, checché ne dicano molti critici; un perfetto contraltare musicale dell’Hornby narrativo, fluido e ironico come lo scrittore di "Alta fedeltà". E basti ascoltare brani come Something to talk about - attacco quasi country e profusione di strumenti come in un negozio di dolciumi -, Above you below me - contrappunto di chitarra e walzer in stile Crowded House -, Silent Sigh - efficacissimo vocalizzo sussurrato tra Bono e Robert Smith - e Walking out of Stride - profusione di campanelli e xilofoni da Paese delle Meraviglie - per realizzare che il pop di questa raccolta è sempreverde, Prozac musicale per curare ogni depressione.
About A Boy non è soltanto una collezione di canzoni, rappresenta anche un’ottima colonna sonora formata da un motivo ricorrente che si giustappone in variegati interludi e brani strumentali: come nel caso di Exit Stage Right, introduzione per vibrafoni, raddoppiato in Dead Duck con l’aggiunta dell’orchestra, e da I love Nye, ripresa strumentale guidata questa volta dalla chitarra e dal pianoforte. Non dimentichiamo infine i divertissement: il curioso, ma non indispensabile, pop di A Peak you Reach, con riff da jingle pubblicitario, o un brano tra l’ebete e il sornione come File Me Away. Non ultimo, Delta (Little Boy Blues), entertainment per cow-boy anni ’80 coi baffi disegnati. Un album piacevolmente imperfetto, con almeno un paio di momenti indimenticabili.
(7.5/10)
Scheda: Badly Drawn Boy
Pubblicazione: 01 Novembre 2004
File under: Pop
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