Recensione
Me Oh My the Way the Day Goes By the Sun is Setting Dogs are Dreaming Lovesongs of the Christmas Spirit Devendra Banhart
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Alt Folk Voti redazione e staff

Devendra Banhart

Me Oh My the Way the Day Goes By the Sun is Setting Dogs are Dreaming Lovesongs of the Christmas Spirit

Young God

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Refrattario a qualsiasi luogo dato alla registrazione, Devendra lavora alle incisioni dell’album, commissionatogli dal cantautore Michael Gira per l’etichetta di sua proprietà Young God, servendosi unicamente di un quattro tracce e dalle segreterie telefoniche degli amici. lle segreterie telefoniche: Banhart telefonava agli amici improvvisando improbabili ritornelli e filastrocche d’altri tempi, dopodichè si fiondava a casa loro con una scatola piena d'adesivi e bottoni sgangherati nel tentativo spesso vano di recuperare il nastro e inciderlo.

Molte registrazioni andarono perse in quello che rappresenta un giochetto in cui la follia si combina al calcolo concettuale. O al calcolo delle probabilità.e ti capita, ricordati di non cancellare la segreteria telefonica, è per un lavoro mio”, aveva più volte fatto presente Devendra, e così gli equivoci erano all'ordine del giorno: alcuni dimenticavano l'esperimento, altri pensavano alla classica telefonata anonima del bambino viziato di turno; nessuno sapeva minimamente che quelle registrazioni avrebbero fatto parte di un album e quell’album avrebbe preso il nome di: Me Oh My the Way the Day Goes By the Sun is Setting Dogs are Dreaming Lovesongs of the Christmas Spirit. Un titolo che la dice lunga e che tradotto suona più o meno così: “Io, oh cielo, come passa il giorno. Il sole sta tramontando. I cani stanno sognando canzoni d'amore dello spirito del Natale”.

La pazzia di Devendra sembra non inferiore a quella più patologica di quel piccolo grande uomo Daniel Johnston. Devandra è come Daniel caso umano e clinico, ancor prima che musicale. Forse dissociazione psichica, forse regressione infantile o forse pure calcolato genio… non sappiamo bene. A sentirlo pare più la seconda: una vocina querula e rotta, da bimbo smarrito o da troll drogato (The Red Lagoon, Happy Happy Oh).
E la musica? Folk e blues, innanzitutto, ma sballati da tali dosi d'involontario umorismo da far impazzire l'immaginaria bussola dei generi, un po’ come in Yip/Jump Music (Homestead 1988, ma le registrazioni risalgono a 5 anni prima) del compagno d’armi Daniel, un po’ come lui.

Soli battiti di mani, chitarra stonata e la caricatura d'un falsetto a sorreggere armonicamente 22 marziani frammenti cantautorati, tanto sinceri (dubitiamo?) quanto spostati, tanto tragici quanto ridicoli. In tal senso, anche Charles C. Leary o Soon is Good, che sono dell'album le canzoni più compiute, eccedono in bizzarrie sonore esibite e autocompiaciute, mentre in Roots toni e temi trattati sono quasi elegiaci ("…if the sky were a stone, made of lips, made of bones"), pur rimandandoci un'immagine di natura tutta deformata e surreale. Cambiano i soggetti, continuano i ritratti: Michigan State lo è d'una terra amata, seppure nel bislacco mood di Devandra.
Il musicista ha inoltre confessato qualche passione musicale. Al vertice del proprio personale pantheon di autori, egli colloca personaggi quali Fred Neil o Karen Dalton.

Probabile, ascoltando Hey Miss, che li abbia poi cuciti assieme per le terga, lasciandoli sanguinanti a gridare al cielo e invocare l'aiuto degli dei del loro Olimpo.

Il talento del nostro, a pensarci bene, è di quelli direttamente proporzionali al grado di follia: quanto più è instabile mentalmente, tanto più i suoi componimenti ci giungono intensi e viscerali. Se un regista di fama decidesse un giorno di ibridare, in un improbabile remake, film quali "Qualcuno volò sul nido del cuculo", "Il silenzio degli innocenti" e "Zelig" di Woody Allen… beh, state allora sicuri che qualcuno gli ricorderebbe, per il possibile soundtrack, proprio questo Me Oh My…

(7.3/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2002)

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