Maledetto blues, sublime torbido blues, calato in un bitume di lava. Sul dirupo a guardar la vita. Con le unghie ficcate nella corteccia di una quercia. Blues sapido, psichedelico. Blues elettrico, corroborante. Istantanee d’alberi scuri. Oldham e Lanegan, i profili scavati nel legno in crogiolante e scorticante abbandono. Accordi abbassati, plettrate brumose, basso avvolgente. E la superficie cede. I piedi affondano. Lo slow-rock va scosso dall’interno.
Prima che la terra se lo divorasse, Dave Heumann, c’ha messo tre anni ma l’ha scampata. Ha finito il suo arbouretum, e non certo per la gioia dei botanici. Bosco d'alberi neri dalle fronde intricate questo Rites Of Uncovering: un dedalo di sentieri bituminosi, catartico e assieme orgiastico. Eroinomane senza per questo negarsi a un focolare d'umano conforto. Un album fortemente ritualistico come recita il titolo, che nell'appalachiano isolamento di scoprirsi non ne vuol sapere. Difatti, è un continuo cospargersi di cenere in una sorta di rito purificatorio al contrario. E quella cenere è in verità resina e fango, blues-rock di stomaco e non di fallo, intagliato di ralenti e nerboruti assoli '70 resi arcani e altamontiani da un’esecuzione da sangue alle dita. Pale Rider Blues è tutto questo e pare un song scritta dai Vaselines sotto eroina, un infuocato sabba roots nello stile di un Chris Brokaw ricurvo sulla sei corse dei Come, quanto a Mohammed's Hex And Bounty quello strazio trova il santolo Molina a protegger la sorte. Le dolcezze, non mancano, si chiamano Ghosts Of Here And There, accorato omaggio a Will Oldham (con il quale Heumann ha collaborato e preso avidamente appunti), e la sensuale Sleep Of Shiloam (anche se è una scusa per un assolo chilometrico, un Jerry Garcia innamorato). I sentieri s’incontrano, infine, nel crossroad di The Rise, è qui si l’eiaculazione non manca in un torrenziale blues-psych. E sia. Dai call’n’response propiziatori l’incendio divampa. Morrison e Hendrix approvano dall’alto e l’incubo laneganiano ha inizio. Comete in fiamme. Ritmica legnosa, contorsioni, whyskey e perdizione, da lì il commiato di Two Moons tra il tamburellare di una drum machine e Heumann in teletrasporto nell’Inghilterra di Donovan.
Parte delle registrazioni sono state fatte nei Soma studios di John McEntire, e l’accuratezza dei suoni (i rintocchi della cassa, il volume del basso, la corteccia della sei corde) s’apprezzano. Non manca nemmeno la qualità della scrittura di Heumann e in futuro chissà... Intanto gustiamoci Signposts And Instruments, il miglior artefatto della cassapanca, come dire Black Sabbath e Post Rock, tutto il dark più sublime nello strascico più desolato del dopo hardcore (degna di nota la scelta dell’electric piano in modalità mellotron). E questa volta sì, chiamateci passatisti.
(7.1/10)
Scheda: Arbouretum
Pubblicazione: 01 Gennaio 2007
File under: Blues Rock
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