Anche esibendosi in un piccolo club, dal vivo, Apparat è un’esperienza. È uno in grado di trasportarti in uno show potente, magari un po’ Novanta ma con un’efficacia da Orbital o Faithless. Scarsissime le concessioni alla cassa dritta (o al suono quadrato di Detroit e certe scuole berlinesi) piuttosto un amalgama pastoso, vivido, aleatorio, nutrito sapientemente a tastiere IDM e ritmi sincopati, iniezioni electro e sapori dancey. Un ballo coprotagonista in scenari multiformi dunque, dove prevalgono aspetti sottilmente psicologici e architetture bio-dinamiche, caratteristiche che su disco sono sposate a un dialogo maggiormente mediato, bellamente sublimato in Orchestra Of Bubbles (con Ellen Allien).
Dunque esce Walls,terzo lavoro in proprio sulla lunga distanza, summa delle esperienze accumulate in tre anni trascorsi tra decine di apparizioni live e collaborazioni a vario titolo. Un lavoro distante – ma non troppo – dalla joint venture con Mrs Bpitch Control (un remember esplicito soltanto nei Fractales n.1 e n.2), e una collezione variegata tanto quanto lo staff che ha concorso a realizzarla. Il missaggio è affare di Josh Eustis dei Telefon Tel Aviv (una presenza che si fa sentire), l’arrangiamento agli archi di Kathrin Pfänder e Lisa Verena Stepf, la batteria è di Jörg Wähner (in Halo e When) e le parti vocali della vecchia conoscenza Raz O'Hara (Hailin From the Edge, Over And Over) e dello stesso Ring che si cimenta in Arcadia e Birds (quel falsetto che pare a metà tra Thom Yorke e Chris Martin). C’è molto pop soulfull e di facile presa (la sincopata Hailing From The Edge, e il funk di Holden), e pure abbastanza indietronica cameristica.
Una proposta furba per un pubblico a digiuno di scene scandinave con un tocco Apparat a salvare ogni livellamento. Altrove la classe sta in certi strumentali dal buon gioco di voci (Limelight), in scenari dalle timbriche oramai caratteristiche (i citati brani con Ring alla voce) e in una bella canzone come Headup (tra i Telefon Tel Aviv e le stelle). Certamente Orchestra Of Bubbles è una di quelle esperienze che non si ripetono, eppure Walls – che fa comunque storia a sé – rappresenta il patchwork di una personalità curiosa dal grande talento. Il rammarico è per quel coraggio che forse è mancato. La prossima volta lo vorremmo in proprio al canto e chissà...
(6.8/10)
Scheda: Apparat
Pubblicazione: 01 Maggio 2007
File under: indietronica
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