Tra i tanti gruppi britannici che si distinguono per lo humour (la biografia del gruppo presente sul sito, dice che è stata la loro canzone -di nove secondi- "Cheney, stop being such a Dick" a far vincere le elezioni ad Obama) i Brakes, composti da ex membri di British Sea Power ed Electric Soft Parade, suonano meno "inglesi" di tutti: non che manchino i richiami alla tradizione nobile dell'isola, ma passa tutto attraverso uno stile caratterizzato dalla voce sottile e ruvida di Eamon Hamilton che evoca spossatezze Grandaddy, dalla corposità della chitarra acustica e a una certa pesantezza Black Keys dell'elettrica.
La quale sa spostarsi sulle corde alte quando deve spingere la leggerezza Housemartins di Worry About It Later o quella country di Eternal Return, altrimenti spinge dal basso i B&S di Ancient Mysteries, la notevole apertura di Two Shocks che parte glam per decollare in un finale psichedelico nerboruto, gli stacchi Who di Don't Take Me To Space (Man); satura nei J&MC di Oh! Forever e tiene su anche la filastrocca -vagamente lagnosa e quindi possibile hit- di Crush On You.
L'aria è più anni '90 che odierna, ma funziona grazie a una solidità sonora venata di lieve malattia che è il pregio maggiore del disco, soprattutto perché dà corpo alle canzoni senza appesantirle né incatenarne la varietà.
(7.0/10)
Scheda: Brakes (The)
Pubblicazione: 06 Maggio 2009
File under: Indie rock
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