Recensione
May Day Peter Von Poehl
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indie pop Voti redazione e staff

Peter Von Poehl

May Day

Tôt ou Tard

Il “viaggiatore svedese”, come si definisce egli stesso - perché scandinavo di nascita ma perso nel mondo tra la terra d’origine, la Francia e la Germania -, ci aveva positivamente colpito ai tempi del debutto Going To Where The Tea-Trees Are del 2006. E continua a farlo, migliorandosi, con il recente May Day, album registrato in uno studio in mezzo ai boschi svedesi, edito da una piccolissima etichetta francese.

La voce ricorda in maniera sorprendente Phil Collins ma sono una delicatezza, una malinconia strutturali e un approccio strumentale in bassa fedeltà a distinguerlo. Il tutto porta a un pop autentico alla stregua di un David Kitt meno folk, cacciando così il fantasma succitato. Poche le cadute di tono in May Day: brani ben scritti e interpretati che non cavalcano mode del momento. Non resta, allora, che ascoltare questa dolce e sofferta richiesta d’aiuto, facendosi ammaliare.

(7.3/10)

Scheda: Peter Von Poehl

Pubblicazione: 10 Maggio 2009

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Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2009)

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