Quarto album per i “nuotatori del grande lago” della malinconia, medesimo specchio d’acqua nel quale in molti si sono specchiati dopo che i Red House Painters mossero le prime lentissime onde circolari. Questi cinque canadesi, capitanati da Tony Dekker, nel 2003 decisero addirittura di tuffarsi nello slow core e nuotare in puro stile folk, forgiando così album fuori dal tempo per dilatazione sonora ed evocazioni ancestrali.
Lost Channels non fa che continuare il tragitto trascorso agitando però le acque in superficie. Infatti, le dodici canzoni che compongono l’album sono come mosse da una fresca brezza primaverile che le rende movimentate quel tanto da farsi piacevolmente apprezzare. Ovviamente, basta solo osservare l’abisso per rendersi conto di quale nostalgica lentezza sta alla base della loro cifra stilistica, espressa fedelmente in Concrete Heart e Stealing Tomorrow. Ma c’è da felicemente constatare che l’aumentare e il rullare della risacca, alla stregua dell’ultimo Iron & Wine, di molti episodi rappresentano il vero valore aggiunto di Lost Channels. Che in futuro sia anche possibile fare surf nel “grande lago”? Questo è improbabile, ma sicuramente oggi i Great Lake Swimmers sono riusciti a rianimare un vento antico e salvifico in grado di allietare durante le ore della Canicola.
(7.0/10)
Scheda: Great Lake Swimmers
Pubblicazione: 10 Maggio 2009
File under: Indie
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