Recensione
Jet Black Gentleman Reg
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Indie pop Voti redazione e staff

Gentleman Reg

Jet Black

Arts & Crafts

Già al centro della scena indie del suo paese attraverso collaborazioni e militanze (Hidden Cameras e Broken Social Scene tra gli altri), il canadese Signor Reginaldo anche stilisticamente si pone all'incrocio di varie correnti dell'indie pop, con una personalità che si afferma più nella scrittura e nella varietà di influenze e richiami che non nella creazione di un marchio sonoro immediatamente riconoscibile (la vocina ruvida ed esile ne ricorda altre, e anche le chitarre si adattano -bene- ai pezzi più che dare un'impronta loro). Un po' come i suoi ex-sodali ma meno folle, più misurato sia nell'ironia che nei momenti più seri.

Nel primo disco "vero" per la Arts & Crafts (il precedente compendiava i primi tre, cui la piccola Three Gut Records non aveva potuto garantire grande diffusione), il nostro vaga tra pennate glam (Coastline) che a volte fanno un passo indietro verso gli Stones, morbidezze veloci alla Belle & Sebastian (To Some It Comes Easy, ma anche altrove) e morbide ballads (splendida Oh My God su un tappeto percussivo tra il Robbie Robertson pellerossa e certo Peter Gabriel); e quando in Rewind rischia di eccedere in morbidezza vira subito dopo sulla cassa in 4 e i vocalizzi quasi night-soul di We're In A Thunderstorm (offerta anche "a pezzi" sul sito per farla remixare ai fans).

Fans che potrebbero crescere, visto il buon livello del canzoniere, basta non crearsi false aspettative facendosi ingannare dal titolo: Jet Black non c'entra nulla col batterista degli Stranglers, significa "nero come il carbone". E tra l'altro il disco non è neanche tanto nero, diremmo piuttosto che, magari senza accecare, ma in più di un punto splende.

(7.0/10)

Scheda: Gentleman Reg

Pubblicazione: 30 Aprile 2009

File under: Indie pop

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