Recensione
Underneath The Owl Riverboat Gamblers
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Punk Voti redazione e staff

Riverboat Gamblers

Underneath The Owl

Volcom Entertainment

Considerato uno dei più incendiari live-act in giro, punk senza prefissi post- né suffissi -funk e nemico dichiarato dell'emo, questo gruppo texano arriva al quarto disco tra qualche perplessità.

Gli elementi pop nel loro stile ci sono sempre stati bilanciando sul versante discografico la furia dei live, in un equilibrio che nell'ambiente aveva fatto riscuotere ai RG stima e consensi.

Ma se lo studio era il luogo dove concedersi qualche raffinatezza, questa volta il produttore sembra aver ripulito troppo (altro che "produced under extreme duress" come scritto sul disco), come emerge dal confronto col precedente To The Confusion Of Our Enemies (e dai commenti di chi li ha visti live).

Nulla di scandaloso, la furia qua e là rimane (l'apertura di DissDissDissKissKissKiss, una Victory Lap che la rimette in pace con la melodia o l'Iggy-punk notturno di Castastrophe) e l'energia non viene mai meno: è che forse non era il caso di togliere il muro sonoro in un disco le cui composizioni brillano poco (e tralasciamo la visita al country di The Tearjerker e i suoi accenti coatti di cassa e chitarre sul chorus), anche perché poi finisce che il loro punk-anthemico, che avendo schivato sia gli Wire che Sandinista! potrebbe essere stato inciso in un anno qualsiasi, una volta spogliato invece riveli l'età quando, per esempio, nella pur efficace A Choppy, Yet Sincere Apology emergono assonanze Green Day.

Insomma, flessioncina onesta di gruppo onesto che fa il suo, entrambi adatti agli amanti del genere e non strettamente indispensabili per gli altri.

(5.3/10)

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