Recensione
Blood From A Stone Hanne Hukkelberg
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pop Voti redazione e staff

Hanne Hukkelberg

Blood From A Stone

Nettwerk Music Group

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Hanne Hukkelberg, colei che ci estasiò in Little Things (2004) e addolcì nel successivo Rykestrasse 68 (2006) torna. Torna con un disco che è la naturale somma delle precedenti sortite. Novella trentenne (compiuti il mese scorso), la norvegese si è fatta artista meno estrosa a vantaggio di un songwriting quadrato, o per meglio dire, maturo. Bent Sæther (Motorpsycho) e Ivar Grydeland (Huntsville) sono tra i tanti che aiutano Hanne per questo Blood From A Stone.

Dieci tracce che all’esuberanza di un tempo preferiscono la forma asciutta e ordinaria del modello Bjork (Midnight Sun Dream e la graziosa Blood From A Stone). Dimentichiamoci quindi le astruse trovate che ce l’hanno fatta amare e che rendevano il suo debutto spigoloso e amorevole insieme. Dopo un attento ascolto, salvo la wave al femminile di No One But Yourself e la wyattiana Salt Of The Earth da ricordare rimane ciò che la Hukkelberg era e ciò potrebbe diventare.

Momento di transizione. La classe rimane intatta.

(6.0/10)

Pubblicazione: 04 Maggio 2009

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