Recensione
Begone Dull Care Junior Boys
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electro pop Voti redazione e staff

Junior Boys

Begone Dull Care

Domino

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Imboccata la strada giusta, una volta intuita, è bene perseguirla. I Junior Boys, tenendo fede alla loro onestà intellettuale, vanno avanti per sfumature senza snaturare l’originaria cifra stilistica. Detto questo, il confine che separa So This Is Goodbye dal nuovo parto è sottile, quasi nullo. Due anni l’uno dall’altro, ecco l’unica differenza.

Un lavoro ad ogni modo impeccabile e alla maniera dei Junior Boys, questo Begone Dull Care. Jeremy Greenspan e Matt Didemus - ormai colleghi a distanza poiché uno a Berlino e l’altro nella natia Hamilton, in Canada - si dichiarano, oggi, ispirati dall’ideologia Mor dei ‘70 (Middle Of The Road, format radiofonico ai tempi rappresentato, ad esempio, da gente come Steely Dan e Carol King il cui fine era l’heavy rotation. In pratica l’Aor su scala più ampia), la proto disco di Tom Moulton e Patrick Adams e sperimentatori quali Delia Debyshire e Steve Reich tra i tanti. Nulla che non si sappia sul conto del duo, specie per quanto riguarda l’appeal friendly delle loro sortite, e niente che vada a lenire l’inerzia di un disco il cui titolo omaggia un cortometraggio d’animazione del cineasta Norman McLaren.

 Il pop al silicio dei Junior Boys, dunque, è al solito funky e vertiginoso (Bits & Pieces e Hazel, con quest’ultima a giocare il ruolo che fu di In The Morning), Hi-NRG (Work), erotico (Parallel Lines), furbo negli ammiccamenti ’80 (Sneak A Picture riprende certe cose dei Style Council quando armeggiavano di elettronica) e chilly (The Animator, il pezzo che i Royksopp non scriveranno più). La voce di Greenspan, sensuale come Daryl Hall e sintetica alla Neil Tennant, si conferma valore aggiunto.

(7.0/10)

Scheda: Junior Boys

Pubblicazione: 13 Maggio 2009

File under: electro pop

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