Recensione
Loss 4 Wordz Scratch
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hip-hop Voti redazione e staff

Scratch

Loss 4 Wordz

Gold Dust

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Kyle Jones aka Scratch, beatboxer e dj del giro Roots (sue tracce dal vivo e su disco da metà Novanta a primi Duemila), alla seconda prova solista dopo tante collaborazioni (De La Soul, Jay-Z, P!nk, Musiq, Zap Mama) e dopo essere stato uno degli animatori dei Dino 5 e del loro Baby Loves Hip-hop (2008), progetto appunto di "hip-hop zerododici" ideato dal tuttofare Andy Hurwitz, con la voce narrante di Ursula Rucker e altri pezzi grossi black come Prince Paul. L'esordio The Embodiment of Instrumentation (2002, RopeADope) era basato su un uso misurato del beatbox (una banalità: Scratch non è Rahzel), che faceva da scheletro portante per tutte le composizioni, mimetizzandosi però sobriamente con gli altri elementi produttivi. Un disco asciutto insomma, senza eccessi di tecnica o virtuosismo, orientato su un hip-hop oldie, spesso jazzato. Questo Loss 4 Wordz (qualcosa tipo il nostro Ho perso le parole) era annunciato già per agosto 2008 e ha richiesto tre anni di lavorazione.

Se Scratch voleva stupire cambiando rotta, c'è riuscito. Il disco è molto più prodotto del precedente, più pieno di suoni, una confettura plasticosa (non lo si dice in senso negativo) influenzata dall'ultra-pop nu-soul e nu-r'n'b anni 2000. E ci sono cose davvero tamarre, come il pezzo assieme a Arthur Baker, praticamente un pezzo house, abbastanza fuori contesto. Scratch si rivolge a un nuovo pubblico, diverso da quello che lo ha seguito coi Roots e in conseguenza dei Roots. Illuminante in tal senso la teoria di vocal guest, come per l'esordio (ma con nomi diversissimi), lunga e prestigiosa.

Il pezzo con Benfield è praticamente Justin Timberlake, belli quelli con le vellutate voci di Estelle e di Jeymes Samuels, fratello (vedi un po'...) di Seal, bello il pezzo con un etereo (stile Tender) Damon Albarn, in compresenza con un Talib Kweli che ci viene però negato dalla versione promo, che edita pesantemente. La superstar Kanye West compare, assieme a Consequence, su uno dei pezzi meglio riusciti di tutto il lotto, Ready To Go. Normalizzazione in chiave black-pop d'oggi, ma normalizzazione dignitosissima.

(6.4/10)

Scheda: Scratch

Pubblicazione: 11 Maggio 2009

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)

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