È una nobile causa quella che spinge Panda Bear aka Noah Lennox alla seconda prova solista: onorare la memoria del padre, morto poco tempo fa. Young Prayer è bucolico, intimo, a tratti infantile.
Frammenti acustici che profumano di West Coast deviata a dimostrare, ancora una volta, l’efficacia di una chitarra e di una voce, del loro andare in simbiosi per “soli” ventinove minuti, proprio come l’atto conclusivo di Nick Drake, Pink Moon, che non superava la mezzora (ma forse per il Panda sarebbe il caso di toccarsi).
Nulla però del folletto di Tanwort-in-Arden, almeno in superficie; in Young Prayer, più che cantare, il Panda declama il suo continuo scrutare interiore, la sofferenza che reca un lutto (qualsiasi esso sia) e costringe a rinchiudersi in una casa per armarsi di sola tristezza
Niente di più distante dagli Animal Collective, come peraltro è giusto che sia. Solo semplici bozzetti, senza titoli e senza gioia. Proprio come un albero spoglio in pieno autunno…
(7.0/10)
Scheda: Panda Bear
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