Ipotesi numero 1: Avey Tare e Panda Bear, che non ne potevano più del loft industrial a Brooklyn, hanno optato per una rimpatriata nel Maryland, a Baltimore County. Avey-David, in particolare, moriva dalla voglia di farsi una scorpacciata delle Maryland crab cakes (crocchette di granchio, puah) nelle quali sua madre è una vera autorità. La seconda sera, seduto col Panda a prendere il fresco sulla stessa veranda che li aveva visti registrare quelle sconclusionate, stonatissime campfire songs, a Tare viene l'ispirazione. Recupera sotto il letto i tre mini cd recorder con i quali aveva inciso quel disco da cow boy junkies, imbraccia la chitarra che era ancora lì, sul divano di midollino, spiega al Panda dove e come trepestare, e in men che non si dica nasce Sung Tongs.
Ipotesi numero 2: hanno firmato con FatCat, ma adesso, cazzo, quelli vogliono il nuovo disco degli Animal collective. Avey e Panda si guardano negli occhi, il Panda si lecca dall'indice della mano destra una virgola del miele di corbezzolo che gli hanno spedito i Tenores di Bitti, Avey no, gli fa schifo il miele, poi cominciano a frugare negli angoli del loft industrial di Brooklyn, fortuna che è un loft e gli angoli così sono soltanto quattro. Bear lo trova: è il cd sul quale avevano parcheggiato le songs non abbastanza campfire che avevano registrato in quell'indimenticabile session a cielo aperto, con gli uccellini e il resto. "Diamogli questo - dice Tare - ci sono tre o quattro pezzi carini, forse riusciranno a venderne qualche copia". "Ma come lo chiamiamo?", chiede il Panda. Sung Tongs, risponde Avey.
Ipotesi numero 3... Va bene, va bene, basta, lo ammetto, mi sono inventato tutto, caso mai qualcuno scrivesse per precisare che a David-Avey le Maryland crab crakes fanno cagare. Gli Animal collective, ma forse è più logico chiamarli con i loro nomi, Avey Tare e Panda Bear, hanno realizzato Sung Tongs (un cd o due ellepi, scegliete voi) in una casa rurale del Colorado. Ci troviamo ancora dalle parti del folk-psych-trance-pop-lo-fi-o-ci-sei (come liberarsi in un colpo solo di quella palla delle definizioni), ma questo disco è, come dire, più carino, più pulitino, forse non vorrà proprio piacere, ma almeno prima una doccia e poi lo stick color pelle su quei brufoli da liceale.
Nel giochino delle influenze questa volta sono stati scomodati praticamente tutti, tranne Phil Spector e Debussy: dagli Hole Modal Rounders e Joe Boyd a Simon & Garfunkel e i Beach Boys, da Syd Barrett all'Incredible String Band, da Gilberto Gil a Milton Nascimento, ai Black Dice (futuri compagni di tour degli Animali in Usa), e almeno per adesso fermiamoci qui. Registrato e mixato da un Animale ad honorem come Rusty Santos (quello scombinato di Bad Is Good e Outside Versus In, californiano che ha risciacquato i panni nello Spree, a Berlino), Sung Tongs rischia di consacrare definitivamente i due Animali per antonomasia, e già si profila all'orizzonte una lunga fila di nasi che si storcono (indirizzarsi eventualmente sui 12 minuti e 36 secondi di Visiting Friends).
Coretti da scuola materna "Laurie Anderson" (Sweet Road) e omaggi per il settantacinquesimo di Donald Duck (Whaddit I Done), Tim DeLaughter dei Polyphonic Spree (sarà lo stesso Spree?) che chiede chi ha preso la tunica orlata di giallo e quella orlata di rosso (Who Could Win A Rabbit), Brian Wilson gonfio di sonno che va a pisciare con le pantofole spaiate (College) e una sorta di allucinata, trasognata "Locomotiva" gucciniana (Winters Love), tra chitarre al pascolo e percussioni imbizzarrite, con gli animali che fanno miaooo ma anche We Tigers. Insomma: un film già visto eppure mai visto, insieme punto d'arrivo e punto di (ri)partenza. Ma soprattutto un disco in grado di scatenare l'Animale che è in voi.
(7.0/10)
Scheda: Animal Collective
Pubblicazione: 01 Giugno 2004
File under: Avant Folk
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