Recensione
self titled Ladyhawk
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neo-roots Voti redazione e staff

Ladyhawk

self titled

Jagjaguwar

A dispetto di un nome che sfiora il ridicolo e una copertina che lo centra in pieno, questo quartetto canadese - dal prolifico British Columbia - si rivela formazione di un certo interesse, dedita all’energica e non scontata rivisitazione “indie” di quella tradizione rock statunitense che, partendo dai tardi ’60 (le desolate confessioni di Neil Young l’influenza più evidente), attraversa gli “eighties” (sapori di Dream Syndicate si levano non di rado) e giunge fino a noi con quel cantato distante così familiare. E’ un fatto ciclico per i gruppi americani fare i conti col proprio passato, che a seconda dei casi si rivela confortante coperta di Linus o sistema per progredire: qui si resta in sostanza nella prima delle categorie, mostrando comunque buona conoscenza delle regole e fondamentali adeguati.

Si alternano ballate sature di elettricità punteggiate di strappi ritmici e cantate con dolente partecipazione (48 Hours, Long ‘Til The Morning, una New Joker tutta cocci di vetro) a sferraglianti beat pop, allestendo collaudati ed elaborati intrecci di sei corde su una ritmica puntuale e speziando l’insieme di vaghi umori country. Arrivati in fondo a un lavoro che emerge alla distanza, onesto e sanguigno com’è tipico della provincia decentrata, ci si sorprende a farlo ripartire da capo, appuntandone nel frattempo la scrittura apprezzabile per degli esordienti - il picco nell’epica controllata Teenage Love Song - e le capacità sufficienti, in un futuro non troppo lontano, a far ottenere alla formazione qualcosa in più. Qualora ciò dovesse avvenire, sarebbe meritato in pieno, ma adesso osserviamoli crescere.

(7.0/10)

Scheda: Ladyhawk

Pubblicazione: 25 Maggio 2006

File under: neo-roots

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2006)

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