Recensione
The Brave And The Bold Bonnie "Prince" Billy, Tortoise
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electro folk Voti redazione e staff

Bonnie "Prince" Billy, Tortoise

The Brave And The Bold

Domestic

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Questo disco è straordinario. Per quell’intruglio di ironia e genialità iniettata nell’arte di coverizzare, elevando la pratica ad un’opera di potente trasfigurazione nel momento stesso in cui ne fa occasione di scazzo tra amici. E viceversa: è una burla radicale con profondi, forse irreversibili risvolti poetici. Dieci tracce rimodellate drasticamente, riuscite a volte bene (una That’s Pep! che veste i Devo da cowboy in sella ad un delirio electropunk, una Some say che fa di Melanie una copula liturgica tra Jason Molina e Howe Gelb) e a volte molto bene (una Daniel di Elton John robotizzata e struggente, il Milton Nascimento squillante e febbrile di Cravo e Canela, il Richard Thompson di The calvary cross in languida posa psych Radar Bros).

Sì, è senz’altro un disco straordinario, però non credo che ne consiglierei l’acquisto. Si dovrebbe ascoltare, certo, rendersi conto della cosa, perché a suo modo segna un punto di arrivo per Oldham e i Tortoise. Però è un lavoro – come dire - arroccato sulle proprie intenzioni, sulle proprie barricate “estetiche”, al punto che la comunicatività ne risulta disinnescata, pregiudicando la libera uscita delle emozioni. I dieci episodi sembrano infatti altrettanti pretesti, null’altro che scuse per immergersi – Will e compagni di merende – nel limaccioso sciroppo della memoria, come palombari vivisezionisti, rivelando con ridanciana freddezza l’inganno sentimentale del rock, quel tragicomico errore di prospettiva. Ciò che è evidente nella conclusiva Thunder road, dove il travolgente affrancamento springsteeniano diventa processione cupa, le emozioni al guinzaglio del buio, l’icasticità che fu di Clemmons (del suo sax) raggelata in un livido riffarama di tastiere. Come a dire, non è rimasto che questo pugno di mosche, alla fine. E tanto vale riderci sopra. Un ridere amaro, ma vivo. Che è sempre meglio di una fede ridicolmente perpetrata. Di una passione agonizzante.

E’ un disco straordinario, sì, col ghigno dei Tortoise e del principe Billy a sovrintendere ogni solco, inquietanti e burloni come stregatti di là dallo specchio. Ma è un disco che non sa – non vuole – uscire dal laboratorio pazzo in cui è stato escogitato.

(6.1/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2006

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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