Recensione
Born In The UK Badly Drawn Boy
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pop rock Voti redazione e staff

Badly Drawn Boy

Born In The UK

EMI

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Eh sì, devo proprio avere un debole per questo ragazzo, vista l’impazienza con cui ho atteso il nuovo album a firma Badly Drawn Boy. Sarà anche a causa dei due precedenti lavori, tutto sommato più che dignitosi ma nei quali aveva un po' esagerato a guardarsi attorno, talora pisciando - diciamolo pure - fuori dal vaso (lui che un tempo pisciava nel vento con ineffabile savoir faire). Anche il cambio di scuderia, va detto, mi stuzzicava. Invece, approdato alla corte di mamma Emi il buon Damon ha dovuto affrontare qualche spiacevole contrattempo. Tipo che fare un disco era diventato un problema. Un primo tentativo abortito, perché le canzoni, ha dichiarato, non giravano. Quindi, la decisione più drastica e giusta: ripartire da zero. Alla fine se n'è uscito con queste. Non meno che carine. Talvolta anche buone, delicatamente complicate ma senza strafare (grazie anche alla piuttosto sobria produzione di Nick Franglen, una metà dei fu Lemon Jelly).

Il songwriting di Mr. Gough ha raggiunto una ragguardevole consistenza, che gli consente ad esempio di sbrigare con disinvoltura la passione springsteeniana - come dimostrano le ombre ai margini della città in Degrees Of Separation, l’errebì selvaggio e innocente di Walk You Home (smerigliato d’elettroniche sparse) o quella Journey From A To B che baratta la pink cadillac con una polverosa afflizione - così come di affrontare deviazioni ardite tipo gli effluvi Elton John in fregola Mercury Rev di Nothing's Gonna Change Your Mind o i cori da Jesus Christ Superstar di Welcome To The Overground. C’è un problema, però, ed è quel broncio sempre in canna, come una membrana che copre tutto, un paté di fegato depresso che trovate spalmato addirittura sul folk-pop di The Way Things Used To Be (le slide a cucire disarmi Rem con baluginii Mojave 3) nonché sul boogie scoppiettante della title track. Al punto che viene da chiederti: ma che gli ho fatto a questo?

Certo, il talento c'è ancora, anzi si è affinato, non fosse per l'abilità con cui stempera spirito natalizio ed effort tropicale (The Time Of Times), per non dire di quando trascolora un valzerino in danza tribale quasi gabrielliana (Without A Kiss). Però mettere malanimo nei dolciumi è un’arte sottile, e abusarne un grosso rischio. Troppo breve la distanza tra struggente e dozzinale, e qui spesso finisce col prevalere la seconda opzione. Che dire, l'uomo un tempo spacciato come il Beck d'Albione si è definitivamente infilato le pantofole? Sembra proprio di sì. E lo spettacolo comincia a farsi avvilente.

(6.2/10)

Scheda: Badly Drawn Boy

Pubblicazione: 01 Ottobre 2006

File under: pop rock

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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