Il progetto Noxia, localizzabile in quel di Salò, è un sestetto “espanso” ad una decina di elementi (perlomeno), tra synth e chitarre, percussioni e fisarmoniche, voci (in inglese, in marocchino, in greco, in italiano) e cori, elettroniche e ottoni. In questo Doron Soundtracksfanno etno-world onirica, futurista e frondosa, suadente finché non spiana riffarama rocciosi, gabrielliana finché non s'avvia midtempo Deep Forest. C'è insomma una nostalgia al lavoro, col mirino puntato sugli ottanta a cavallo tra progressive e pop, anni che reagivano all'esplosione del villaggio globale fantasticando globalizzazioni artificiose, singulti atavici in provetta, ologrammi sonici contro l'ignoto che viene a prenderti (la title track, No Good Byes). Fortuna che tutto si stempera in una voglia di morbidezza urban-soul, quella certa disinvoltura applicata al patchwork sonico che rese intriganti i Bran Van 3000 (Dreamers). Peccato che talvolta si ecceda con le potabili recrudescenze pop-soul: è alto il rischio di sperperare cose buone e giuste come My Freedom – con quella tromba placida a squarciare il velo downtempo – in direzione (argh!) Celine Dion. E che dire poi di quella orribile voce maschile! Visto che competenza e talento non mancano, vale la pena di imporsi una disciplina, di selezionare.
(6.3/10)
Scheda: Noxia
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