Recensione
The Snake Wildbirds & Peacedrums
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punk-temporary gospel Voti redazione e staff

Wildbirds & Peacedrums

The Snake

Leaf

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Heartcore, l'esordio di questa ennesima coppia art punk, aveva fatto gridare al miracolo anche i millennium-scettici più ferventi e così, a un anno di distanza e sempre su Leaf arriva The Snake, non tanto il sophomore del duo quanto la logica e compiuta continuazione dell'opera prima.

Benché inciso di filata al precedente e, per i più attenti, già edito nel marzo 2008 su Caprice Records, il lavoro porta a compimento quel percorso pop colto e brillante che Andrea Werliin e Mariam Wallentin avevano coraggiosamente intrapreso. Forse manca ancora un po' alla quadratura del cerchio, ma siamo ben oltre la semplice evoluzione di sound. The Snake è un lavoro dosato e maturo, dove la febbrile vena compositiva e l’urgenza espressiva si bilanciano perfettamente e nel quale il calore umano e divino avviluppano come solo nelle esecuzioni dei grandi interpreti. Mariam Wallentin ricorda tanto Abbey Lincoln quanto Annette Peacock e, nei momenti di nostalgia roots, Betty Davis in una versione addolcita e malinconica; l'estemporaneità del jazz è qui affastellata in numerose takes, l’anarchia punk ridotta a minimal wave. Maturando, il sound del duo si confronta ad ampio raggio con l'art pop e l'alt-folk di questi ultimi anni: gli Xiu Xiu in versione sub-sahara (Great Line) o gli Indian Jewelry minimali, come nella ballad sghemba Wo ho ho ho, cantata all'unisono e sorta di contropartita di quella Battle In The Water che fece definitivamente innamorare la stampa.

I momenti migliori li troviamo però in There is No Light, alter ego incendiario di Doubt/Hope (il tormentone da Heartcore), dal quale si discosta per la più decisa traiettoria arty e l’abbandono progressivo del roots, e in Chain Of Steel, in cui Mariam si avvicina alle colleghe Hanne Hukkelberg e St. Vincent (o alla connazionale Frida Hyvonen), salvo mettere del suo senza tralasciare la sfumatura wave (Siouxsie è un'influenza occulta che ricompare anche altrove). Chiude il carosello la passionale My Heart, gioiello pop colto e disarmante, summa delle varie anime dei Wildbirds & Peacedrums, con tanto di cori gospel in coda.

Un disco che suona "pieno", nonostante la parsimonia degli arrangiamenti, lacerante e luminoso come la verità.

(7.6/10)

Pubblicazione: 03 Maggio 2009

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