Recensione
Posthumous Success Tom Brosseau
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folk Voti redazione e staff

Tom Brosseau

Posthumous Success

Fat Cat

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Dopo aver dato alle stampe nel giro di un anno – era il 2007 – due dischi esemplari come Grand Forks e Cavalier e non essersi spostato di un millimetro da quel “bravo ma per pochi” che ormai sembra rappresentare un po' il contrappasso a cui è stato condannato, Tom Brosseau deve aver pensato di non avere più nulla da perdere. E allora un titolo come Posthumous Success per il nuovo episodio, quasi a ironizzare – la versione ufficiale della storia, in realtà, chiama in causa Albert Camus - sulla cronica mancanza di attenzione per una proposta musicale, comunque, di valore. All'interno tredici episodi che abbandonano coscientemente l'uniformità di vedute messa in bella mostra nelle uscite precedenti, per unire al folk elegante da sempre marchio di fabbrica dell'americano un approccio meno in linea con la tradizione.

Giusto un paio di post-it in apertura per ricordarci il Brosseau più canonico e poi si decolla – o forse sarebbe meglio dire si atterra - sulle batterie in loop di You Don't Know My Friends, il synth un po' “sciapo” di New Heights, il Lou Reed di Drumroll, gli aromi sud americani di Axe & Stump. Alla ricerca di un feeling non ben identificato, di un processo di ringiovanimento che sa tanto di chirurgia estetica, di un punto di contatto tra blues rurale e Anno Domini 2009. Un'operazione che nella maggiorparte dei casi, non dà il risultato sperato. In mezzo al labirinto di intenzioni che fa da corollario ai suoni, ci si imbatte in parentesi strumentali da un paio di minuti (Boothill, Youth Decay), richiami rassicuranti alla produzione più recente, ma, soprattutto, idee poco chiare. Molte e mal disposte, confuse tra la voglia di rimanere fedeli a se stessi, affrancarsi definitivamente dal passato o magari esplorare mondi musicali altri solo per vedere che aria tira. Il problema, oltre al fatto che alla lunga del contenuto di questi corsi di aggiornamento non ci si ricorda proprio, è che il meglio lo si ascolta ancora nei brani più in linea con l'immaginario del musicista. Quelli che da cinque anni a questa parte il Nostro mostra di saper scrivere su un fingerpicking ormai riconoscibile - Favourite Colour Blue e Been True - o magari affidandosi a un country sobrio e elegante (Wishbone Medallion).

Verranno tempi migliori. Nell'attesta, recuperate gli scatti in bianco e nero di qualche anno fa.

(6.6/10)

Scheda: Tom Brosseau

Pubblicazione: 05 Maggio 2009

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