Recensione
Thunderheist Thunderheist
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Thunderheist

Thunderheist

Big Dada Recordings

La mutazione della Ninja (via Big Dada) passa attraverso tre nomi: Qemists, Yppah e Thunderheist. Da turntablizm stretto a mesh globale e più che mai 09. L'album omonimo e infarcito di hype che finalmente abbiamo in ascolto conferma l'ampliamento degli orizzonti dell'etichetta londinese, baluardo di una estetica oggi d'antan ma che spopolava nei '90. Del resto nella contemporaneità meshy la parola d'ordine è futurismo. I guru di tanto tempo fa l'hanno capito e ci presentano una cosa che è post-p-funk con sfacciati sculettamenti da dancefloor, ammiccamenti glitter con qualche acidità synthetica.

Basso che pompa, basi cosmico-prog a firma Grahm Zilla, batteria DFA e uptempo di newyorchese memoria. La ricetta è questa, signori. In più su tutto questo miscuglio c'è la voce di Isis, generazione Missil/Santogold via Salt-N-Pepa, quel break mezzo hop mezzo sexy che piace tanto ai remixatori della Furtado (Jerk It, Slow Roll) e che guarda al trash-fidget truzzo (i due minuti da pelle d'oca di Anthem). In aggiunta la componente 8-bit tanto cara ai Crystal Castles (LBG, Space Cowboy), l'inevitabile recupero del break con gli effetti nerd (Bubblegum appunto) e l'immancabile citazione all'Hacker di Grenoble (Freddie è il singolo mancato di Miss Kittin).

Se l'electropop robotico rifondato dai Daft Punk si è reincarnato in infiniti golem, questa deviazione Ninja ci preannuncia la break-dance del futuro prossimo. Saremo tutti ancora immersi in neon lights, magari con qualche collanona d'oro al collo e con qualche pastiglia in tasca. Acid trapassato dal break. Thunderheist nuovi profeti.

(7.1/10)

Scheda: Thunderheist

Pubblicazione: 25 Aprile 2009

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2009)

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