Recensione
Giving Up The Ghost Windsor For The Derby
Cover image
Post Rock Voti redazione e staff

Windsor For The Derby

Giving Up The Ghost

Secretly Canadian

Se proprio vogliamo trovare una differenza tra gli Interpol e i Windsor For The Derby bisogna fare attenzione ai suoni. Nel primo caso, infatti, le chitarre in delay sono ben delineate in tutto il loro splendore hi-fi, mentre nel secondo la situazione è diametralmente opposta: grezzi e strabordanti oltre il lecito di riverberi, i Windsor si caratterizzano per la loro orgogliosa attitudine a bassa fedeltà, che ne fa una band più ostica rispetto ai diretti concorrenti.

Che poi, alla fine, l’origine della specie risale comunque allo stesso ramo genetico: i Cure degli anni ’80 – quelli pornografici e disintegrati – e naturalmente i padrini di tutto quanto fa dark e depressione, i Joy Division. Dunque basta fare uno più uno per ottenere Giving Up The Ghost. Ovviamente il discorso non può esaurirsi così, perché l’album, anche se derivativo, sa imporsi alle orecchie dell’ascoltatore. Shadows, con la sua andatura solenne, vive di atmosfere malate e nerissime, come se nel cielo del 2000 non ci fosse più spazio per la luce ma solo per le ombre e le tenebre. Praise, di contro, assume i contorni di un omaggio veloce e sentito al post-punk crepuscolare di vent’anni fa. Come dire che niente è più moderno di ciò che moderno non è più.

E se The Front predilige chitarre acustiche adornate da effetti cristallini di sottofondo – un’oasi di pace all’interno di uno scenario apocalittico – la successiva Giving Up sembra spazzare via ogni certezza di quiete con una deriva strumentale dai toni dimessi nella forma ma drammatici nel risultato.

Non si esce vivi dagli anni ’80, diceva qualcuno sei anni fa. Questo è certamente vero – quando il gioco si fa pesante e il tutto diventa una parodia macchiettistica di scarsa qualità – ma attenzione a non esagerare. I Windsor For The Derby hanno pagato ampiamente dazio a coloro che sono venuti prima. Ciò nonostante suonano buone canzoni dark. E per la generazione antagonista al monopolio paninaro dei Duran Duran è nuovamente tempo di gloriosi amarcord.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Agosto 2005

File under: Post Rock

| Archivio
Manfredi Lamartina
Manfredi Lamartina (Album 2005)

copertina pdf #91