Dal canadese Aaron Funk, meglio conosciuto come Venetian Snares, ci si potrebbe aspettare qualsiasi cosa. Potrebbe sguainare dal nulla un capolavoro tra techno ed hardcore, potrebbe effondere da un’onda luminosa un’ardita odissea glitchavanguardista, potrebbe – perché no – partorire un eccellente ambient euritmico. Nulla di tutto questo, però, questa volta. Funk si scomoda semplicemente a scardinare le imbastiture della musica classica stemperandola in una miscela esplosiva di drum’n’bass e delirio cacofonico. Al primo ascolto la paura mi aveva infagottato nel timore che i Venetian Snares fossero trapassati, avendo avvertito un lieve olezzo di tonfo. Non è così. Rossz Csillag Allat Szuletett non è un album privo di una portata creativa, le cui frequenze rilucenti appiattiscono quella contemporaneità stilistica che Funk si è costruito in quattro intensi anni di onorata carriera, dietro un tumulo di stridori post-moderni.
Con le dissonanze del pianoforte che apre l’opera non si è ancora nel vivo della nuova creatura; lo si è invece quando una schiera di archi esalanti acri melodie di classica magiara viene travolta da un drappello scatenato di drum machines in continua titubanza tra mancanza di respiro e volo pindarico verso un futuro in brusca collisione con un passato artisticamente eletto.
L’artista riesce a far coincidere a perfezione i suoni avveniristici di (un idealizzato) domani con quelli di ieri, vuole quasi marcare la transizione da un’era all’altra, sottolineando la criticità e la negletta foga barcollante di un presente smarrito tra le ombre fatue della società contemporanea.
I BPM divampano e zampillano. I brani migliori risultano Hajnal, che da sinfonia ungherese lambisce jazz ed ambient fino a sfociare nell’abisso esacerbato della più violenta drum’n’bass tra uno svolazzo d’insicurezza e l’altro, Kétsarkú Mozgalom, continua implosione tra vortici cibernetici della singhiozzante orchestra chiamata Venetian Snares e Senki Dala, che in poco più di due minuti riesce a creare tra armonici, suoni perlati, atmosfere suadenti, archi gementi e pianoforti spauriti una degna tappa di chiusura ad un album di assoluta valenza artistica. Il connubio tra il signor µ-Ziq dell’etichetta Planet µ, Mike Paradinas, ed il Nostro, continua senza perdere alcun colpo protendendosi fino ad un dodicesimo album che è emblema della conturbante personalità che sta scrivendo a caratteri cubitali la storia del breakcore.
(7.0/10)
Scheda: Venetian Snares
Pubblicazione: 01 Marzo 2005
File under: Elettronica
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