Dimenticate le selvagge scorribande e messi in soffitta ululati primitivi e furia hardcore, oggi Ian McKaye significa (anche) The Evens e non più (solo) Fugazi. Questo è il messaggio, per niente subliminale, che emerge dalle parole, sempre composte, di questo disco. E’ una decisa sterzata, quella che McKaye - che del gruppo di Washington DC è stato leader e fondatore - imprime al proprio sound, puntando poppa verso territori decisamente meno chiassosi e più rassicuranti come possono essere quelli di un’ America arida ed assolata, tanto diversa dalla sua.
Svolta pop (d’autore, va da sé) anche per il monumento statunitense dell’hardcore, dunque, che per questo nuovo viaggio ha sfoderato un sidecar nuovo di zecca che, come è noto, può ospitare solamente un altro passeggero. Trattasi di Amy Farina (sorella del cintura nera Geoff Farina), con la quale si alterna alla guida ed alla quale sono affidate le sorti della batteria mentre lui, facendo di necessità virtù, si sdoppia e, grazie ad una baritone guitar, diventa chitarrista e bassista insieme. Proprio la sezione ritmica è però croce e delizia di quest’album, poiché se da una parte sorprende il drumming estroso e mai banale della ex-Warmers, dall’altra la povertà della strumentazione fa si che il sound ne soffra, finendo per risultare spesso vuoto e perfino monotono. Emblematica in questo senso la pjharvey-ana Crude Bomb, mentre sembrano non risentirne l’iniziale Two Shelter e l’impegnata All These Governors, unico momento in cui fanno capolino i Fugazi prima di scomparire definitivamente. Discorso inverso invece per l’ oscura Minding Ones Business, che sfoggia un intreccio vocale finalmente compiuto, in cui una sciamanica Farina si avventura a piccoli passi sulla corda tesale dal monologo sussurrato ed insistito di McKaye. Senza dubbio il momento più intenso e riuscito dell’intero album. Perplessità destano invece i riff spudoratamente presi in prestito – per non dire sottratti – dai Nirvana per Mr. Pleasant Isn’t e You Won’t Feel A Thing (terribilmente somigliante a Smell Like Teen Spirit).
Nel complesso tutt’altro che una cattiva prova, ma la sensazione percepibile durante l’ascolto è che questi Evens siano figli più di un capriccioso prurito di McKaye piuttosto che di un’urgenza artistica reale. Un progetto che non difetta certo in coraggio, classe e idee insomma, ma date le forze in campo sarebbe stato lecito attendersi qualcosa di più.
(6.0/10)
Scheda: Evens (The)
Pubblicazione: 01 Marzo 2005
File under: Indie hardcore
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