Recensione
Down To The Bone: An Acoustic Tribute To Depeche Mode Sylvain Chaveau, Ensemble Nocturne
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Ambient Voti redazione e staff

Sylvain Chaveau, Ensemble Nocturne

Down To The Bone: An Acoustic Tribute To Depeche Mode

Les Disques Du Soleil Et De L’acier

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Annosa questione, gli album tributo. Non sai mai da che parte prenderli: atto d’amore incondizionato per l’artista/gruppo? Umile omaggio? Desiderio di confrontarsi con chi si reputa un gradino - o diversi piani - sopra? Tutti probabili moventi e nessuno allo stesso tempo. Ma perlomeno con questo Down To The Bone non ci si può sbagliare sul risultato: An Acoustic Tribute To Depeche Mode, recita il sottotitolo.

L’esperimento, sulla carta, si prospetta anche interessante: come rendere il marcato e decadente synth-pop dei Depeche Mode in chiave acustica? Sylvain Chauveau (musicista francese attivo da quasi un decennio, con quattro album solista alle spalle e tre diversi progetti in duo da portare avanti, Arca, Micro:Mega e On) ci prova, eliminando per prima cosa proprio i vortici elettronici e il cupo futurismo delle sincopi, a favore di arrangiamenti cameristici piano-clarinetto-archi (l’Ensemble Nocturne, appunto). Da In Your Room a Policy Of Truth, da Blasphemous Rumours a Enjoy The Silence, le più famose e fortunate hit sfornate dal trio di Basildon vengono svestite di tutto punto, per mostrare la carne, o meglio, le ossa su cui si reggono. Una voce dalle calde tonalità David Sylvian (di cui, però, non raggiunge la profondità) e Martin Gore (impressionante l’uguaglianza nell’interpretazione di Home, inconsistente e piatta proprio per questo), che a volte riesce a rendere il tormento corporale degli inglesi (è il caso della struggente Stripped e di Death’s Door, chitarra ed elettroniche minimali di contorno), altre volte nella volontà di imprimere una diversa personalità, l’annulla del tutto (via la meccanica martellante e circolare di Never Let Me Down Again e le ritmiche sintetiche di Enjoy The Silence).

Lodevole l’intento di Chauveau di cambiar pelle a brani così ben radicati nella memoria collettiva, con alcuni episodi che non sfigurano affatto, ma tutto sommato il disco rimane talmente in sottofondo che non può fregiarsi del titolo di “tributo degno di nota”.

(6.0/10)

Pubblicazione: 02 Novembre 2005

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Valentina Cassano
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