Recensione
Terrestre Subsonica
Cover image
Pop Voti redazione e staff

Subsonica

Terrestre

EMI

Bookmark and Share Gallery

Dividono i Subsonica, oggi - dopo la fin troppo chiacchierata disputa Mescal/EMI - più di un tempo, ma alla luce di questo Terrestre ciò che risulta sempre più evidente è che la chiave per una lettura obiettiva/oggettiva del fenomeno debba obbligatoriamente passare per l’accettazione della vera natura del gruppo, quella cioè di una pop band fatta e finita. Un pop raffinato magari, ricercato forse (per gli standard nazionali), ma sempre e comunque pop. Solo facendo questa considerazione si potrà prendere in esame con maggior serenità l’ operato di una band che, pur dividendo, riesce a metter d’accordo parecchi giovanissimi (gli stessi che gremiscono i palazzetti italiani), riuscendo soprassedere gli errori, siano essi figli dell’ ambizione o del pressapochismo.

Dopo aver sdoganato certe sonorità elettroniche presso le grandi masse italiche di cui sopra in un nostrano polpettone di pop ed elettronica all’insegna dell’ easy listening, Casacci e soci si presentano adesso con un disco ambizioso nella forma ma deludente nei contenuti; non è sufficiente cambiare l’ordine dei fattori (chitarre al posto dei canonici synth, o viceversa) per ottenere un prodotto migliore. Quello che ne consegue è perciò un album che rappresenta una summa di tutti i difetti e i pregi del gruppo torinese, un eloquente pop ruffiano e patinato che a forza di venir strofinato ha perso anche quella (invero poca) brillantezza che l’aveva contraddistinto.

Un lavoro insomma che non riesce ad esprimere una veracità credibile, in cui tutto sembra un po’ artefatto, studiato e perciò prevedibile. Anche quelli che nelle intenzioni sarebbero dovuti essere i piatti forti (L’ Odore e Alba A Quattro Corsie per citarne un paio) finiscono per dissolversi dopo pochi secondi come bolle di sapone e l’interesse suscitato dalla, tutto sommato, piacevole ed inedita veste della band in Gasoline - cantata interamente in inglese ed emblematica della virata “elettrica” del gruppo – non basta a risollevare le sorti di un lavoro mediocre. La sola cosa che - è provato scientificamente - funziona davvero bene è l’oliatissima macchina sforna ritornelli diabolici, di quelli che una volta ascoltati non se ne vanno più (Abitudine e Ratto); troppo poco, comunque.

(5.3/10)

Scheda: Subsonica

Pubblicazione: 01 Aprile 2005

File under: Pop

| Archivio
Gianluca Talia
Gianluca Talia (Album 2005)

copertina pdf #91