La felicità è lo stato dell'anima più intangibile e indefinito che il nostro vocabolario contempli: cosa significa essere felici in sé e per sé? Il dolore, certo, s'impara a conoscerlo, a sentirlo; anche il piacere, è altrettanto fisico …ma la felicità? Ovviando al nostro filosofare (e sostituendoci momentaneamente ai vari Epicuro, Schopenhauer e Leopardi), potremmo accontentarci di definire questo sentimento riferendolo unicamente al contesto che lo genera - siamo felici di aver superato un esame, che un amico si sposi, che un rapporto amoroso inizi (o finisca, se doloroso) ecc. - ma ciò non toglie che esso ci sfugga, non svelandosi mai. Esisterà dunque?
Sébastien Schuller (il cui titolo del primo LP, manco a dirlo, è Happiness) sembra aver trovato un modo efficace - e non di meno estetico - per dirci ancora una volta che la felicità non sembra esistere senza il suo opposto, che non esistono sentimenti puri ma soltanto fluttuazioni (Tim Buckley in qualche modo l’aveva già accennato). Così, essendoci sempre un poco di tristezza in ogni felicità, l'approdo prescelto sarà un limbo intermedio: la malinconia, il sentimento principe dell'indefinito che pare percorrere, come un filo rosso ideale, le undici tracce dell'album. I linguaggi utilizzati per esprimerne l'essenza non potevano essere più azzeccati: Radiohead in primis, Blonde Redhead subito dopo e un pizzico di Sigur Ròs sono infatti i numi tutelari che il musicista di Les Yvelines (un sobborgo parigino) ha prescelto sin dall'iniziale Weeping Willow (che segue alla strumentale 1978) - struggente ballata tra i vocalizzi di Amedeo Pace e Thom Yorke - sino al compendio finale Le Dernier Jour - nostalgico commiato all'insegna dell'abbandono, della catarsi nell'impossibilità di propendere per nessuno slancio -; nel mezzo, un piccolo mondo abitato da soffici spleen e tenui speranze, da pareti liquide e soli malati, in cui degne di nota sono le femminee linee psichedeliche che hanno reso famosi gli AIR (Ride Along The Cliff, Tears Coming Home), le nostalgiche atmosfere sognanti di un Badalamenti e tanto di quel retro-futurismo che trova una perfetta espressione nell'utilizzo di sintetizzatori analogici.
Co-prodotto da Paul Hanford (Brothers in sound / Sancho) e licenziato dalla Catalogue Records, Happiness ha il solo difetto d'essere a tratti troppo ancorato alle sonorità dei Radiohead amnesiaci, influenza fin troppo evidente in alcune tracce (le sopraccitate Weeping Willow e Le Dernier Jour sembrano nate l'una da una costola di Fake Plastic Trees e l'altra da No Surprises); tuttavia anche quando la citazione è palese non vi è motivo alcuno di risentimento, specie perché i linguaggi esposti non sono mai sommati, ma mescolati all'insegna di una coerenza di fondo ammirabile.
Happiness è un album costruito poco alla volta, man mano che le intuizioni incontravano le giuste soluzioni e gli specifici arrangiamenti. Non mancano d’altronde le melodie riconoscibili, e le soluzioni armoniche dal gusto indiscutibile. È evidente che ci troviamo di fronte a un musicista che farà sicuramente parlare di sé in futuro.
(6.8/10)
Scheda: Sébastien Schuller
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