Turnista per i Pulp, coi i quali ha girato in lungo e in largo alla fine del ’90, nonché per Robbie Williams, Beth Orton e All Saints (!), Richard Hawley non è solo un abile chitarrista, ma anche un blasonato cantautore, tanto da essersi guadagnato la stima incondizionata di gente come R.E.M., Coldplay e addirittura sua maestà Scott Walker. Il come è presto detto: Richard è un inguaribile nostalgico, uno spirito malinconico perso in una vecchia collezione di vinili anni ’50 e ’60. Coles Corner, sua terza uscita solista dopo l’avventura nei Longpigs, è un disco di pop orchestrale e cinematico, perso in un’ideale twilight zone tra Tin Pan Alley, Elvis e lo stesso Walker. Colpito dal medesimo morbo che affligge gente come Jens Lekman e Neil Hannon dei Divine Comedy, Hawley è quindi un ostinato autore old-fashioned a cui sembra impossibile chiedere altro se non della musica d’annata su cui spiegare le sue innegabili doti di crooner. Ancora prima della qualità delle canzoni, quello che fa la differenza è infatti la voce che il Nostro si ritrova, a volte profonda e confidenziale (l’iniziale Hold Back The Years), a volte appena increspata o arrochita (Wait For Me, che pare uscita da I’ll Take Care Of You di Mark Lanegan), ma sempre usata con grande suggestione: all’occorrenza drammatico, malinconico, struggente, il ragazzo sa perfettamente come giocare le sue carte. E lo mostra anche una produzione in gran spolvero, che sa tanto di recupero d’antiquariato: ecco rievocate atmosfere ora soft country e fifties alla Roy Orbison e Elvis (Just Like The Rain, Hotel Room), ora addirittura alla Johnny Cash (Wading Through the Water), ora persino ambient (Last Orders). Ma a parte una Born Under A Bad Sign che non avrebbe sfigurato in bocca a uno come Morrissey, o le struggenti melodie walkeriane di The Ocean e Tonight, le suggestioni demodé di Hawley non riescono comunque ad eguagliare l’ispirazione e il carattere marcato delle proposte analoghe di Neil Hannon o dell’amico Jarvis Cocker. Ma, aldilà della tediosa musicologia, se avete bisogno di un disco che vi scaldi il cuore, Coles Corner potrebbe fare per voi.
Un consiglio: non mettete su questo disco durante le giornate di sole, potrebbe improvvisamente mettersi a piovere e vi ritrovereste accanto al camino a sorseggiare vino d’annata e ad ascoltare la tempesta fuori dalla finestra…
(7.0/10)
Scheda: Richard Hawley
Pubblicazione: 01 Settembre 2005
File under: Pop
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