Recensione
Pretty In Black Raveonettes (The)
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Indie Voti redazione e staff

Raveonettes (The)

Pretty In Black

Columbia Records

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Per chi se li ricordava allegri, fracassoni e lanciati a 300 all'ora, l'impatto con questa seconda opera lunga lascia interdetti: cosa sono 'sti due lentacci senza nemmeno un grammo di distorsione (e tutt'altro che indimenticabili) in apertura?

Wagner dice di aver scritto le canzoni in un momento in cui non aveva pedali per chitarra con sé ma non è questo il punto (visto che le distorsioni e gli effetti poi tornano): è che questa è l'opera in cui, nonostante un titolo da Stranglers, si manifesta in tutta la sua forza l'amore del gruppo per gli anni '50, finora coperto da masse di noise e lasciato affiorare solo nel piglio r'n'r delle canzoni (oltre ad essere il primo disco le cui canzoni non sono tutte su una sola tonalità).

Qui invece, complice anche la produzione di quel Richard Gootehrer coautore del classico My Boyfriend's Back presente in scaletta, c'è meno furia e più vintage, in un tripudio di tremoli, di twang, di tamburelli in levare, di coretti e melodie ariose, di Regina Spector in persona ospite in Ode To L.A.; e se la scrittura dopo l'incerto inizio si riprende, stilisticamente il range è quello di una compilation che va dai '50 al garage beat '60. Uniche eccezioni, la Everyday di Buddy Holly (nei bonus) dilatata dreamy/trip hop e Twilight, che verso la coda rivela la techno nascosta sotto Dylan meets Nuggets.

Così, quella che all'inizio sembrava la svolta commerciale-morbida era semplicemente l'inizio del disco più passatista del duo: il che, visto che come ospiti erano stati scomodati nomi alternativi del calibro di Martin Rev e Moe Tucker (i quali passano praticamente inosservati), non è proprio un pregio.

(6.3/10)

Pubblicazione: 01 Luglio 2005

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Giulio Pasquali
Giulio Pasquali (Album 2005)

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