L’immaginario che prende corpo tra queste tredici canzoni degli Psycho Sun è lo stesso di un famoso videoclip che qualche anno fa spopolava tra le frequenze di Mtv. Era un brano dei Something Corporate, in cui la band suonava il più classico dei giri rock in quattro quarti all’interno della scuola dei sogni, composta da professori fessi e polverosi, fighe da capogiro e libri che finivano immancabilmente sulla testa del secchione quattrocchi-brofoloso-magrolino. Un grande party rock’n’roll in cui si celebrava la felicità di essere adolescenti in un mondo di plastica che, diciamo la verità, sa come far divertire i propri abitanti.
I suoni di Silly Things sembrano affacciarsi sulla scena indie italiana con lo stesso senso di meraviglia descritto in precedenza, con in più la necessaria voglia di cazzeggio che il rock certe volte richiede per potersi esprimere nel migliore dei modi. Considerando poi il ritardo perfetto con cui si presentano – un disco garage-pop-rock che arriva quando la spinta propulsiva degli ex Libertines sembra presagire un imminente arresto per mancanza di carburante – saremmo quasi tentati di gridare al capolavoro. Perché gli Psycho Sun mostrano una buona vena compositiva che riesce ad incastrarsi nella testa, come ogni canzone pop degna di questo nome.
D’altronde il lato più orecchiabile del gruppo è quello che dà i risultati migliori. Time è una zattera che si inoltra in un ambiente fatto di melodie dolcissime che poi esplodono in una cascata di chitarre distorte. About Your Man sembra un bel reperto che proviene dagli anni Settanta. Ben And Cicely è il pezzo più bello della raccolta, in grado presagire un futuro di tutto rispetto per la band pugliese. Quando invece il ritmo accelera gli Psycho Sun si limitano a urla e schitarrate come un gruppo punk qualsiasi, senza deludere i fan del genere ma senza neanche colpire chi cerca qualcosa di più di un semplice “one-two-three-four”.
Ma Silly Things suona comunque discretamente fresco e soprattutto sincero. E poi è difficile non premiare la faccia tosta di un gruppo disposto a copiare col sorriso sulle labbra il leggendario arpeggio di Wish You Were Here dei Pink Floyd (nel brano Something Is Happening) nell’anno della storica reunion. Stiano però tranquilli i fan di Roger Waters: a parte l’introduzione, il resto del pezzo vaga in situazioni che non hanno nulla a che fare con il complesso inglese.
(6.5/10)
Scheda: Psycho Sun
Pubblicazione: 01 Novembre 2005
File under: Garage
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