Recensione
Invisible Ones Orenda Fink
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Indie rock Voti redazione e staff

Orenda Fink

Invisible Ones

Saddle Creek Europe

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Quando i componenti di una band si separano - anche solo momentaneamente - per intraprendere strade diverse c’è sempre un certo timore che le rispettive carriere soliste non arrivino ad uguagliare, o magari superare, il lavoro di gruppo. Andando nel caso specifico, la questione riguarda le Azure Ray, duo femminile georgiano appartenente a quella strana e numerosa combriccola di amici chiamata Saddle Creek. La prima a spiccare questo volo solitario è Maria Taylor, seguita dopo appena tre mesi dall’altra metà Orenda Fink e dal suo Invisibile Ones.

Un debutto nato dal bisogno di raccontare le sue esperienze di viaggio - non solo fisico, ma anche emotivo - in India, Cambogia e Haiti, rimodellando la materia prediletta sin dalle origini: un folk asciutto e tradizionale (lo scalpore secco e polveroso di No Evolution oppure la delicatezza cameristica degli archi di Blind Asylum), con tagli trasversali verso il pop (la perfetta circolarità di Miracle Worker). Melodie che si nutrono di mestizia (come nella dolente ballata pianoforte e voce Easter Island), che indagano il misticismo e la spiritualità dell’esistenza umana (il tribale call & response di Animal e la litania rituale di Les Invisibles , rinvigorite da un coro haitiano) attraverso una voce sottile, personale, stretta tra la sensibilità trattenuta di una Beth Gibbons (synth a colorare lievemente il ritmo sincopato di Leave It All) e la flemmatica chiusura di una Cat Power (il piano cadenzato di Invisible Ones Guard The Gate come quello di I Don't Blame You). E forse il problema è proprio questa stretta affinità, vista l’incredibile somiglianza con entrambe. Anche se in un paio di episodi prova a smarcarsi attaccando il jack della chitarra all’amplificatore (Dirty South e la fin troppo prevedibile Bloodline), la Fink non riesce a convincere del tutto, portando inevitabilmente a preferire i brani più dimessi, quelli più vicini al repertorio Azure Ray. Il suo è certamente un songwriting profondo e sentito, che però non supera e non uguaglia il suo passato, ma si assesta un gradino sotto.

(6.5/10)

Scheda: Orenda Fink

Pubblicazione: 01 Agosto 2005

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Valentina Cassano
Valentina Cassano (Album 2005)

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