Recensione
The Sunlandic Twins of Montreal
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Art Pop Voti redazione e staff

of Montreal

The Sunlandic Twins

Polyvinyl Records

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Anni ’60 e anni ’80 rappresentavano fin poco tempo fa due ideologie contrapposte, simboli di due stili di vita apparentemente inconciliabili. Dopo il revisionismo operato dall’electroclash e la sua rivalutazione del cheap-pop in PVC di vent’anni fa c’è ora chi si oppone a quella storica cortina di ferro, permettendosi di dar vita a sorprendenti meticciati fra abiti floreali e sintetici, abbinando sari colorati da Carnaby Street con latex da Studio 54.

Si tratta di gaudenti eresie annidate fra le pieghe dell’indie-pop, eliofobe nonostante la loro congenita solarità: occorre andare a pescare nel filone “pastorale” della Psychedelphia, scena negletta come i suoi adepti che rispondono al nome di Lilys, Bent Leg Fatima, Three 4 Tens; oppure c’è da setacciare le sempre spumeggianti lande del Texas dalle parti di Britt Daniels/Spoon; si può magari ripiegare su attuali nomi di culto come Oneida ed El Guapo, ma, se avete in uggia qualisvoglia sperimentalismo che non sia in grado di comunicare potenzialmente con tutti, allora dovete rivolgervi al collettivo Elephant Six e chiedere di Kevin Barnes e dei suoi Of Montreal.

Inizialmente amanuensi fedelissimi al dettato di Brian Wilson e Lennon-McCartney, dallo scorso anno (con l’album Satanic Panic In The Attic) hanno incominciato a convergere viepiù decisamente verso la contaminazione di cui dicevamo, pienamente sbocciata in The Sunlandic Twins. Se i Beach Boys si fanno ancora sentire in pezzi come Death Of A Shade Of A Hue, ecco invece che un frizzante sixties-pop deliziosamente bugiardo - innervato di synth-music ammiccante come manco gli Adult - emerge dalle battute di I Was Never Young. Frullato di Talking Heads e Mersey Beat, chitarra funky bianca e coretti d’annata. Wraith Pinned To The Mist & Other Games abbina Abba e Synth-pop, I Was A Landscape In Your Dream omaggia Kevin Ayers alimentando un caleidoscopio maledettamente ben arrangiato e variegatissimo nei riferimenti, psych e wave intimamente connessi in una musica che risponde finalmente agli appelli per anni inascoltati di pioneri come Robyn Hitchcock, XTC (o forse dovremmo dire Dukes Of Stratosphear) e dei protagonisti della Liverpool by 80s.

La ruffianeria di certo non difetta a Barnes (così come agli altri alchimisti impegnati in stregonerie simili), ma la positiva freschezza e il savoir-faire superiore di questi bricconi non ci lascia indifferenti..

(7.0/10)

Scheda: of Montreal

Pubblicazione: 01 Aprile 2005

File under: Art Pop

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