Recensione
Mangled Demos From 1983 Melvins
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Hard Rock Voti redazione e staff

Melvins

Mangled Demos From 1983

Ipecac Recordings

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King Buzzo e Dale Crover hanno sempre voluto essere nei Kiss, apprezzandone soprattutto la macchina mitopoietica e la cifra buffonesca della loro tracotanza. I Melvins hanno costruito il loro motore sulla base dello stesso progetto, trasponendo sovversivamente questa egoarchia parossistica nei torbidi circuiti dell’underground americano. In linea con questa politica hanno foraggiato i loro fan, soprattuto negli ultimi tempi, di demo, bonus-tracks e alternate takes attraverso una pletora di ristampe e compilation, istoriando via via la loro discografia con sempre nuove leggende sulle origini. Con Mangled Demos siamo arrivati alla Genesi, ci troviamo infatti alle prese con le primissime registrazioni, quando Crover non era ancora della partita e i Melvins erano quindi Buzz Osborne, Matt Lukin e Mike Dillard.

Era il periodo in cui Buzzo passava a Christ Novoselic i dischi dei Flipper, dei Circle Jerks, dei Black Flag… era il periodo della “promiscuità” con i futuri Nirvana in effimeri progetti come i Fecal Matter (con Cobain alla batteria, Crover al basso e Dillard alla chitarra!). I protagonisti avevano 18-19 anni, l’indie americano era ancora in fasce ed il concetto di Alternative non era ancora nato. Ed è proprio il valore storico a rendere alettanti questi Demos anche al di fuori della cerchia dei più infoiati melvin-maniaci, si tratta infatti di una full-immersion in quell’oscura e brulicante brodaglia chiamata post-hardcore, dalla quale avrebbero attinto linfa malata Butthole Surfers, Scratch Acid, Cows, Big Black.

I Melvins erano appena passati dalle cover di Hendrix e Who al punk di Sex Pistols e Black Flag e nel testone di Buzzo (ancora piuttosto contenuto all’epoca) allignava già la luciferina idea di unire l’hard-rock/metal all’hardcore-punk, incrocio su cui sostanzialmente avrebbero poggiato le impalcature di tutto l’Alternative a venire, dal grunge al thrash.

Come si può facilmente arguire dall’ascolto le componenti erano nel ’83 ancora piuttosto disgiunte, così in qualche pezzo affiorava la più plumbea polpa sabbathiana (vedi le due takes di Matt Alec), altrove emergeva invece la più feroce ignoranza hardcore (come in Pencil o nella prima versione di Forgotten Principles, poi nei singoli), capitava anche che si giocasse d’eclettismo combinando insieme le due anime ma senza imbastardirle (Flowers) ma poi ecco che infine le cose inziavano ad amalgamarsi in stupefacenti hard-rock settantini iniettati di lascivia punk (I’m Dry) o in numeri hardcore declinati in spirito metal (la prima versione di Snake Appeal). Siamo ancora ben lontani dalla formula di 10 Songs e Gluey Porch Treatments fatto di magma proto-doom dalle sfumature sludge (anche se il loro primo classico Set Me Straight qui presente indica già la via) a cui Buzzo giungerà soltanto con l’apporto del drumming massiccio e funereo di Crover, ma proprio in ragione dell’amarognola immaturità del frutto esso ci risulta pregiato.

I fan non potranno non apprezzare la chicche, come la primissima registrazione del gruppo ad un Elks Lodge Christmas Broadcast (!!!), mentre chiunque sia interessato alle dinamiche dell’humus proto-indie americano degli ’80 troverà imperdibile l’alto valore storico di questo artefatto, il quale - come si può facilmente intuire - è inversamente proporzionale al suo valore musicale, per questa ragione siamo costretti a fare un’infelice media e approdare a un freddo e politico  

(6.0/10)

Scheda: Melvins

Pubblicazione: 01 Maggio 2005

File under: Hard Rock

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