Recensione
Fast Man / Raider Man Frank Black
Cover image
country, soul Voti redazione e staff

Frank Black

Fast Man / Raider Man

Cooking Vinyl UK

Bookmark and Share Gallery

A distanza di un anno circa, Frank Black ripropone il copione – spiazzante e notevole insieme - di Honeycomb, con differenze in termini di quantità e sostanza, ma non di smalto e qualità complessiva della proposta. Il frontman dei Pixies che si reinventa songwriter ed interprete country-soul in quel di Nashville, circondato da una corte di musicisti di tutto rispetto, si conferma una formula vincente e, a questo punto, si rivela una delle mosse più azzeccate della sua carriera in solitaria.

Se lo scorso album era un antipasto, Fast Man Raider Manè una scorpacciata, con le sue ventisette canzoni - registrate nel corso degli ultimi due anni, talvolta in session-maratone di dodici ore - divise in due dischi, in cui al già rispettabilissimo carnet di collaboratori di Honeycomb (Steve Cropper, Reggie Young, Buddy Miller, Spooner Oldman e Chester Thompson) si aggiungono stavolta signori come Levon Helm di The Band, Marty Brown e Al Kooper. Se poi si tiene conto che l’autore del disco si rivela - ancora - ispirato come non mai in fase di scrittura e altrettanto maturo nell’esecuzione, il risultato è assicurato, soprattutto perché, aldilà dei singoli episodi, Black sa assumere una modalità che funziona più o meno in tutte le composizioni, dal mid-tempo di If Your Poison Gets You al southern soul di Fast Man e Sad Old World , dal traditional di Dirty Old Town e Fare Thee Well allo street rock di You Can't Crucify Yourself, Elijah e It's Not Just Your Moment , dal country acustico di I'm Not Dead(I'm In Pittsburgh) e Raider Man al canone Pixies aggiornato di Where The Wind Is Going e Johnny Barleycorn … Quello che risalta rispetto a Honeycomb è un maggiore mood rock (particolarmente evidente nell’attacco del cd2 con In The Time Of My Ruin e Down To You) e una stesura più lineare, da cui consegue – inevitabilmente e naturalmente - un effetto sorpresa scemato e qualche scossone emotivo di meno, ma sono difetti facilmente perdonabili.

Se, a fronte di questo episodio, da un lato viene il sospetto – la speranza? - che il buon Charles Thompson IV voglia inaugurare una serie come le American Recordings di Johnny Cash, dall’altro non si può che consigliare anche stavolta l’ascolto, a riprova ulteriore del momento d’oro che il fondatore dei Pixies – con cui continua tutt’ora a girare il mondo – sta attraversando.

(6.8/10)

Scheda: Frank Black

Pubblicazione: 16 Giugno 2006

File under: country, soul

| Archivio
Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)

Rss
copertina pdf #91